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«Tutti danno il massimo ma Adriano non si trova»

A Maerne Cristina Duse continua a sperare nel ritrovamento in vita del fratello È scomparso otto giorni fa in Val Cellina. Tre elicotteri e 80 uomini nelle ricerche

MARTELLAGO. «I soccorritori stanno facendo di tutto per trovare mio fratello. Metto la mano sul fuoco che non è allontanato, a casa sua è tutto a portata di mano, non ha portato via chissà quali oggetti. Aspettiamo e speriamo, anche se purtroppo sono passati molti giorni». Così la sorella di Adriano Duse, Cristina, a una settimana esatta dalla scomparsa del 42enne educatore di Maerne tra le montagne della Val Cimoliana, nel Pordenonese.

Sono stati giorni intensi ma allo stesso tempo non hanno portato a nessuna traccia su dove ritrovare l’uomo. Sul posto ci è andata la sorella, anche ieri ad esempio, suo marito, un amico dello stesso Duse e compagno di tante escursioni. Eppure non si trova. Le ricerche sono andate avanti a oltranza pure in questo fine settimana, oggi si proseguirà, poi si aspetteranno le decisioni del prefetto di Pordenone per capire se i soccorritori dovranno continuare a scandagliare la zona o lasciar perdere.

Sono impiegati 80 uomini e ben tre elicotteri; assieme al velivolo della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia stanno sorvolando la zona sopra Casera Meluzzo, nel comune di Cimolais (Pordenone), anche quelli del 115 decollato da Mestre, e del Corpo Forestale del Veneto.

Quanto alla composizione delle squadre di terra, oltre a tecnici del Soccorso alpino dell’intera delegazione regionale, ci sono i Vigili del fuoco, Carabinieri, Guardia di Finanza, Forestali e volontari della Protezione civile della Valcellina. Numerose anche le unità cinofile. Insomma, l’impegno è massimo ma al momento non si sono stati i risultati sperati. «I soccorritori sono anche stanchi» continua la sorella Cristina riconoscendo l’impegno di tutti «dopo una settimana dove tutti i soggetti interessati hanno dato il massimo, lavorando sino anche a tarda ora. Adriano potrebbe essere ovunque, è pieno di vegetazione, magari si potesse restringere il campo d’azione. Conosceva bene quei posti, sono sicura che avrebbe segnalato la sua presenza». Duse, giusto sette giorni fa, aveva parcheggiato la sua auto poco distante dal rifugio Pordenone. Da lì si è incamminato

per un sentiero, uno dei tanti della zona, e la sera non è rientrato a casa. A quel punto la sorella, non vedendo, ha dovuto fare denuncia di scomparsa. Al momento è esclusa l’ipotesi che abbia intrapreso percorsi pericolosi perché non era nel suo stile.

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