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Stop al condominio, gli operai in “cassa”

Mogliano. Il Comune sospende il permesso, l’impresario De Lazzari incassa l’appoggio dei sindacati

MOGLIANO. Permesso sospeso e i lavoratori finiscono in cassa integrazione: le polemiche attorno al nuovo condominio da 11 alloggi previsto all’angolo tra via Casoni e via Ragazzi del ’99, al posto di una mono-famigliare, si arricchiscono di nuovo colpo di scena.

Sul tavolo del primo cittadino nei giorni scorsi è arrivata una lettera dei sindacati che vanno giù duri contro la scelta di assecondare le proteste del quartiere e dei vicini bloccando di fatto il rilascio dei permessi a costruire. La sospensione, decisa ai primi di marzo dopo le forti proteste del comitato presieduto da Piergiorgio Ruffoni e l’opposizione di due confinanti, starebbe comportando una ricaduta occupazionale per la ditta dell’impresario moglianese Federico De Lazzari: «In questo periodo non ho cantieri aperti e non si lavora», è il suo contrattacco, «Sono rammaricato che la vicenda si sia evoluta in questo modo, i miei operai sono fermi e la cassa integrazione è l’unica soluzione. L’assurdità è che il Comune ha sospeso il rilascio del permesso a costruire in attesa di ottenere un parere legale di un consulente esterno (l’avvocato Moretti di Mestre) che a quanto pare ha dato ragione a noi».

La cassa integrazione ordinaria, per i quattro dipendenti della ditta, è scattata dal 18 aprile, per tre mesi. L’irritazione dei sindacati, in una lettera al sindaco Carola Arena, si esprime così: «È paradossale, se non anomalo», scrive Alessandro Marcato della Filca Cisl, «e come organizzazione sindacale siamo sbigottiti nel dover far accedere ad ammortizzatori sociali lavoratori non tanto perché manchi il lavoro, ma per responsabilità di un’amministrazione comunale da che una parte approva un progetto urbanistico in base a leggi e normative vigenti e poi congela la concessione impedendone l’avvio. L’azienda De Lazzari è una delle poche che malgrado la crisi rimane sul mercato in virtù di competenze e professionalità, non sono palazzinari come qualcuno li ha definiti a mezzo stampa».

E De Lazzari rincara la dose: «Il nuovo edificio che la mia impresa dovrebbe costruire è regolare, rispettoso della legge e dell’ambiente, non creo mostri in calcestruzzo ma abitazioni

moderne e autosufficienti. Nessuno dei miei lavori in questi anni è rimasto invenduto. Mi domando invece perché buttare i soldi della collettività con pareri legali richiesti dal Comune per un progetto che l’ufficio tecnico aveva sin dall’inizio considerato in regola».

Matteo Marcon

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