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“Buco” nel conto bancario il ladro era il convivente

Una donna viene chiamata dalla banca per un “rosso” di 11 mila euro Parte la denuncia, i carabinieri risalgono al suo compagno. Lei tenta di ritirarla

FIESSO D'ARTICO. La banca si accorge che la carta di credito di una sua cliente presenta un conto in rosso immotivato di ben 11 mila euro nel giro di due mesi e mezzo. Scatta la denuncia contro ignoti intravedendo la possibilità che vi fosse una clonazione della carta stessa. Dalle indagini però è emerso che non c'era alcuna misteriosa truffa telematica: a compiere il furto continuato era il compagno della donna , il suo convivente.

Un uomo di 55 anni, D. S., di Fiesso d'Artico così, nei giorni scorsi è stato rinviato a giudizio e ha patteggiato davanti al Tribunale di Venezia una pena di 12 mesi con la condizionale.

Ma ecco i fatti. Un anno e mezzo fa da una carta di credito emessa dalla società Giorgio Armani Spa e di proprietà di K.T., di 52 anni, residente a Fiesso, sono cominciati a verificarsi degli ammanchi vertiginosi. Ammanchi che hanno raggiunto un saldo negativo di 11 mila euro in appena 75 giorni.

L'istituto di credito su cui si appoggiava la carta a quel punto ha chiesto spiegazioni alla donna e, di comune accordo con la banca, da parte di K. T è partita una denuncia contro ignoti per furto e appropriazione indebita.

E' scattata così un'indagine congiunta dei carabinieri e della polizia postale che ha scoperto in poco tempo come gli ammanchi fossero riconducibili appunto a D. S. La donna quando ha saputo che era il suo convivente a compiere i furti a sua insaputa, ha cercato in tutti i modi di ritirare la denuncia , ma gli inquirenti le hanno spiegato che per questo tipo di reati si procede d'ufficio. La denuncia non era insomma ritirabile in alcun modo. La pena per questo tipo di reato va da un anno a 5.

Si è scoperto nel frattempo che D. S. aveva fatto acquisti folli e con la carta della compagna, era riuscito a pagare vecchi insoluti. L'uomo poi utilizzava la stessa carta come bancomat e usava i contanti per spese bizzarre: gran vestiti, vini di qualità, Iphone e scialacquava il contante nelle slot machine o al casinò.

«Sono riuscito», spiega l'avvocato difensore Alessandro Menegazzo, « dimostrando anche il fatto

che la compagnia non aveva più intenzione di denunciarlo e in qualche modo lo aveva perdonato, ad avere la pena minima prevista e la sospensione condizionale della stessa. Questo nonostante il mio assistito avesse già dei precedenti specifici su questo versante».

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