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La piovra comanda nella nostra provincia

Interi settori economici in mano alle famiglie di mafia, camorra e ’ndrangheta. Ecco quali

CHIOGGIA. Un boss non va in giro a caso. Se sceglie una località per una fuga lo fa solo ed esclusivamente se sa che quel territorio è controllato da suoi luogotenenti o alleati, che rispondono della sua sicurezza. Sempre più boss di alta caratura scelgono la nostra provincia per nascondersi, quale tappa di fuga oppure per venire a stabilirsi. Un segnale quindi che le mafie considerano le nostre terre “cosa loro”.

Da quando Felice Maniero negli anni ’80 ha pilotato lo sbarco dei capitali ma ...

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CHIOGGIA. Un boss non va in giro a caso. Se sceglie una località per una fuga lo fa solo ed esclusivamente se sa che quel territorio è controllato da suoi luogotenenti o alleati, che rispondono della sua sicurezza. Sempre più boss di alta caratura scelgono la nostra provincia per nascondersi, quale tappa di fuga oppure per venire a stabilirsi. Un segnale quindi che le mafie considerano le nostre terre “cosa loro”.

Da quando Felice Maniero negli anni ’80 ha pilotato lo sbarco dei capitali mafiosi del clan Fidanzati nell’economia turistica veneziana anche le altre mafie si sono mosse in questa direzione. Il clan palermitano dei Lo Piccolo ha scelto Chioggia e Sottomarina, iniziando negli anni ’90 e continuando nel silenzio fino all’arresto del capoclan Francesco Lo Piccolo, che tramite l’avvocato Marcello Trapani e il costruttore edile di Piove di Sacco Claudio Toffanello aveva puntato sull’espansione del porto in Val da Rio e la riqualificazione della zona dei Saloni.

Il tutto in un ambiente in cui la camorra controllava già alcune aziende di stabulazione, ingrosso e spedizione dei “caparozzoli”, le vongole veraci il cui prezzo tra quello di raccolta e quello di vendita al dettaglio nel Meridione, aumenta del tremila per cento.

Sempre camorra lungo i litorali a Eraclea e Jesolo, un’infiltrazione importante al punto da essere citata anche nell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia, presentata a Roma il 29 febbraio.

Ma le radici sono state portate alla luce sin dall’arresto del plenipotenziario della camorra Costantino Sarno a Caorle nel 1998, seguito sette anni dopo da quello di Vincenzo Pernice, camorrista del clan Licciardi di cui era lo specialista negli investimenti e che fu trovato a Portogruaro. I rapporti dei carabinieri parlano di un controllo del settore turistico che nel 2010 porta all’operazione Koleas e all’arresto a Caorle di 5 persone accusate di chiedere il pizzo per l’avvio di attività turistiche. E a Caorle il 28 gennaio 2015 viene fermato e sottoposto agli arresti domiciliari Raffaele Oppido, amministratore della “Faecase srl” società accusata si essere capofila di un progetto di investimento nel settore turistico da parte della famiglia Grande Aracri della ’ndrangheta di Cutro. Al Lido di Venezia la stessa Direzione nazionale antimafia insiste sulla presenza di enormi investimenti della ’ndrangheta che farebbero capo alla famiglia Iannazzo di Lamezia Terme, tramite Saverio De Martino, imprenditore edile che è arrivato a possedere una decina tra alberghi (tra cui l’Excelsior della Mostra del Cinema) e ristoranti. Da notare che De Martino è stato rimesso in libertà dal Tribunale del riesame che non ha trovato prove dei suoi legami con Iannazzo, eppure la Dna lo ritira in ballo. A Mestre infine è stato arrestato Vito Galatolo, il capo della cosca mafiosa dell’Arenella che guardacaso risultava impiegato come meccanico a Venezia in una delle aziende di trasporto turisti di Otello Novello, già noto all’epoca della mafia veneta di Maniero.

Ugo Dinello