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Dipendente “infedele” denunciato per truffa

Jesolo. La Ibif, che commercializza bevande, ha scoperto di essere raggirata Falsificando i nomi degli intestatari il collaboratore ha intascato 130 mila euro

JESOLO. Collaboratore infedele scoperto alla ditta Ibif di Jesolo. Intascava i soldi di alcuni assegni pagati al colosso della distribuzione di bevande. Aveva architettato un’abile falsificazione che per diverso tempo gli ha permesso di accumulare il denaro sottratto. Risulta si sia appropriato di circa 130.000 euro, falsificando il nome dell’intestatario di alcuni assegni ricevuti dai clienti in pagamento all’azienda per cui lavorava, per poi incassarli a nome proprio. Da 23 anni lavorava n ...

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JESOLO. Collaboratore infedele scoperto alla ditta Ibif di Jesolo. Intascava i soldi di alcuni assegni pagati al colosso della distribuzione di bevande. Aveva architettato un’abile falsificazione che per diverso tempo gli ha permesso di accumulare il denaro sottratto. Risulta si sia appropriato di circa 130.000 euro, falsificando il nome dell’intestatario di alcuni assegni ricevuti dai clienti in pagamento all’azienda per cui lavorava, per poi incassarli a nome proprio. Da 23 anni lavorava nell’azienda della famiglia Teso, una tra le più note nel settore della distribuzione di bevande. Adesso l’agente, originario di Eraclea, residente a Jesolo, dovrà restituire i soldi presi.

L’agente di commercio, che lavorava per la Ibif, era stato sempre ritenuto dai titolari una persona fidata, legato da un rapporto di collaborazione e fiducia che continuava da oltre vent’anni.

Il raggiro è stato svelato alla fine dell’estate 2015, quando una banca ha bloccato il pagamento di un assegno di circa 8.000 euro.

Il titolo, infatti, recava il nome dell’agente come beneficiario, ma sembrava contraffatto in quanto era evidente un segno del cancelletto che mutava in sostanza il destinatario dell’assegno.

Sono scattate subito le verifiche che hanno accertato come l’agente modificasse ormai da alcuni mesi gli assegni ricevuti in pagamento dai clienti, sostituendo il nome dell’azienda con il proprio nome.

Per non insospettire il datore di lavoro, lui non tratteneva l’intera somma, ma ne consegnava una piccola parte all’azienda, in contanti o addirittura a mezzo assegni circolari che lui stesso richiedeva alla propria banca. Risultavano degli acconti ricevuti dai clienti.

L’assegno falsificato maldestramente ha suscitato l’attenzione del cassiere di una banca e la truffa è affiorata. Il Tribunale di Venezia, con il giudice Roberto Simone, ha già emesso un’ingiunzione di pagamento esecutiva per 25.000 euro. Il dipendente ha già restituito 35 mila euro all’azienda e contesta la cifra totale addebitatagli dalla Ibif.

L’azienda ha già avviato il pignoramento dell’auto dell’ex agente, che ora collabora con una ditta concorrente, sempre a Jesolo. Dopo aver scoperto la sua truffa, l’agente è stato immediatamente licenziato e denunciato per falso e appropriazione indebita aggravata. La Ibif ha inoltre fatto causa all’agente per cercare di recuperare l’ulteriore importo rimasto.

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