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Brugnaro: «Marghera nuova Manhattan»

Ieri a Ca’ Farsetti annuncio congiunto con il presidente del Porto Paolo Costa: «Via al nuovo Piano regolatore portuale»

«A Marghera una nuova città, modello Manhattan. Con il porto, ma anche attività produttive, ricettive e residenziali». Il sindaco Luigi Brugnaro pensa in grande. E lancia la «Marghera del futuro»: rilancio dell’area veneziana, «non soltanto a livello economico».

È il senso dell’accordo raggiunto con il Porto sul nuovo Piano regolatore portuale, illustrato ieri mattina a Ca’ Farsetti. Una «corrispondenza d’amorosi sensi» con il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, che ormai si legge in tutti i grandi progetti. Dallo scavo delle Tresse alla piattaforma off-shore per le grandi navi transoceaniche.

Ieri è stata la volta del nuovo Prp, il Piano regolatore portuale. «Oggi Venezia ha due Piani portuali vigenti», ha ricordato Costa, «quello del 1908 per la Marittima a Venezia e quello del 1965 per Porto Marghera». «Nel frattempo è cambiato il mondo», aggiunge il sindaco Brugnaro, «la vecchia Marghera di cui ricorre l’anno prossimo il centenario non esiste più. Occorrono soluzioni nuove e condivise».

L’idea è quella di sviluppare nell’ex area industriale un nuovo polo di sviluppo. Fondato sulla nuova industria manifatturiera e sull’attività portuale. «Marghera è un luogo unico al mondo, c’è lo spazio e ci sono i collegamenti con il mare, l’auto, la ferrovia», dice Costa.

Un tassello del grande piano di sviluppo che Costa ha in mente e che aveva illustrato solo poche ore prima alla commissione consiliare. Il «Voops» (Venice off shore onshore port system) è la grande piattaforma da due miliardi di euro che Costa vuole costruire al largo, in Adriatico. Gli investitori (cinesi) ci sono, anche se non possono essere rivelati. «Prima occorre che il Cipe dia il via libera e assicuri i privati che i soldi pubblici per le infrastrutture ci sono», frena Costa.

Perché l’off shore? «Perché si tratta di un punto fondamentale per lo sviluppo del porto e di Marghera», ha ribadito ieri Costa. Con i fondali limitati, lo scalo veneziano non sarebbe in grado di intercettare le nuovi navi transoceaniche destinate al Nord Europa che arrivano dall’Estremo Oriente, Cina in testa. Così invece i container (fino a 18 mila per nave) arriverebbero nella piattaforma, poi trasportati a Marghera con battelli speciali («Mama vessel») e stoccati nell’area dell’ex zona industriale. Come far convivere lo stoccaggio dei container con lo sviluppo industriale e residenziale della «nuova Manhattan»? «Per i container ci bastano 200 ettari di spazio», dice Paolo Costa, «a Marghera ce ne sono più di 2 mila».

L’Autorità portuale ha affidato l’incarico di predisporre il nuovo piano dopo una gara internazionale all’Ati D’Appolonia Mtbs maritime and trasport Business solution, Acquatecno srl, studio Paola Viganò, Rina Service spa. L’incarico contiene le linee guida del Porto. Che hanno come punti di riferimento la nuova piattaforma offshore e i vincoli di accessibilità alle bocche di porto determinati dal Mose, l’integrazione fra i porti di Venezia e Chioggia la zona franca e il terminal per le autostrade del mare a Fusina, il nuovo scenario per l’approvviggionamento energetico, il traffico fluviale e la fine della chimica. Ma anche il traffico crocieristico con l’alternativa delle Tresse.

«Ma» ha precisato Paolo Costa «si dovranno individuare

anche possibili siti complementari – o financo alternativi, in una prospettiva di lungo periodo – alla Marittima».

La prima fase del nuovo Piano regolatore dovrebbe essere pronta entro l’anno, l’approvazione definitiva è attesa entro cinque-sei anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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