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Malore alla guida. Uomo salvato dal "PizzaExpress" ventenne

Dmytro Nikolayev, lo studente "pizza express" che ha salvato un uomo colpito da infarto

Un giovane studente ucraino che si guadagna qualche soldo con le consegne a domicilio ha praticato il massaggio cardiaco. E ha salvato una vita

MESTRE. Un anziano, colto da malore mentre si trovava alla guida della propria automobile, è stato salvato sabato sera da un ragazzo ucraino che stava consegnando pizze a domicilio. Protagonista di questa storia è Dmytro Nikolayev, al quale questo signore mestrino deve la vita. L’uomo ora si trova in Terapia intensiva all’ospedale dell’Angelo, ma se c’è arrivato vivo lo deve proprio al giovane studente di infermieristica con brevetto di salvataggio in mare e piscina, che da cinque anni vive ...

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MESTRE. Un anziano, colto da malore mentre si trovava alla guida della propria automobile, è stato salvato sabato sera da un ragazzo ucraino che stava consegnando pizze a domicilio. Protagonista di questa storia è Dmytro Nikolayev, al quale questo signore mestrino deve la vita. L’uomo ora si trova in Terapia intensiva all’ospedale dell’Angelo, ma se c’è arrivato vivo lo deve proprio al giovane studente di infermieristica con brevetto di salvataggio in mare e piscina, che da cinque anni vive a Mestre. Sabato verso le 21.30, il ragazzo stava percorrendo in motorino via Cavallotti dopo aver consegnato pizze.

«Ero andato a fare una consegna e di ritorno ho percorso la strada che faccio quasi sempre», ricorda Dmytro. «All’incrocio con via Ariosto ho visto un’auto ferma in mezzo alla strada che bloccava il traffico, dopo essere uscita da una via laterale. Quando mi sono avvicinato la luce dentro l’auto era accesa e ho visto un uomo con la testa sul volante. In quel momento ho capito che poteva trattarsi di qualcosa di grave e ho parcheggiato il motorino. C’era una persona che gli batteva sul torace cercando di farlo riprendere. A quel punto ho preso in mano la situazione e con l’aiuto di alcuni passanti abbiamo tirato fuori dall’auto e messo a terra l’anziano». L’uomo aveva perso conoscenza e Dmytro ha esortato subito gli altri a chiamare il 118, avvisando il Suem che l’anziano era in arresto cardiaco.

«Ho iniziato a praticare il massaggio cardiaco e fare la respirazione artificiale», spiega il giovane ucraino, «avevo così tanta adrenalina in corpo che non sentivo nemmeno la stanchezza. Ho proseguito 5-7 minuti, il tempo che sul posto arrivasse l’autombulanza e a quel punto mi hanno sostituito medici e infermieri che hanno preso in mano le operazioni. Sono rimasto lì finché non hanno caricato l’uomo sulla lettiga e si sono diretti verso l’ospedale. Mi hanno ringraziato e detto che sono stato bravo!». Una storia a lieto fine, ma che esalta la generosità e il coraggio di questo ragazzo arrivato dall’Est. Dmytro Nikolayev vive a Mestre da cinque anni dopo aver fatto il ricongiungimento con la madre. E ieri non sono mancati i ringraziamenti da parte dei familiari dell’anziano, che ora vogliono incontrarlo per conoscerlo di persona.

«Dove vivevo in Ucraina la guerra non è arrivata, ma molti miei coetanei vengono chiamati alle armi», osserva Dmytrov. «Dopo essere arrivato a Mestre ho preso il diploma da odontotecnico all’Edison Volta della Gazzera, poi ho tentato di entrare a Medicina a Padova, ma non ce l’ho fatta. Così mi sono iscritto a Infermieristica e nel tempo libero consegno pizze per guadagnare qualcosa. Solo una settimana fa avevo ottenuto il brevetto per assistente ai bagnanti con il progetto Poseidone, e stavolta mi è servito di sicuro anche se non eravamo in riva al mare».

Il progetto Poseidone, destinato alle scuole superiori della provincia di Venezia, è promosso dalla sezione veneta della Fisa, diretta da Matteo Giardini, in collaborazione con l’Ufficio Educazione Fisica provinciale e il Progetto Città di Mestre. Una settantina gli studenti dai 16 ai 19 anni che hanno aderito a Poseidone e 10 quelli che hanno proseguito l’iter fino a ottenere il brevetto il 30 ottobre. Tra questi, anche Dmytro Nikolayev che ha così potuto mettere subito in pratica le tecniche di riabilitazione cardiopolmonare imparate nel corso delle lezioni. La dimostrazione che non serve trovarsi per forza in piscina o al mare per poter salvare una persona.