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Mantovani resta senza commesse cassa integrazione a Marghera

Con la vicina conclusione dei lavori al Terminal merci di Fusina i lavoratori vengono lasciati a casa I dipendenti interessati saranno cento, venti hanno già ricevuto la lettera. Vertice con i sindacati

MARGHERA. Lavoratori in cassa integrazione per la difficile situazione lavorativa dell’azienda dovuta alla mancanza di nuove commesse.

Dopo gli operai impegnati con il Mose - da poco tornati al lavoro dopo la ripartenza del cantiere - ora la Mantovani sta mettendo in cassa integrazione, facendolo per gradi, anche i cento tra operai e impiegati impegnati nei cantieri di Marghera e di Fusina dove si sta completando il terminal Ro-Ro inaugurato lo scorso anno e operativo sia per il traffico passeggeri che per quello merci ma non ancora concluso completamente. Al momento secondo fonti sindacali sono una ventina i lavoratori lasciati a casa, gli ultimi dei quali hanno ricevuto la lettera di notifica della sospensione del lavoro pochi giorni fa. I lavori per realizzare il collegamento dei binari per il trasporto delle merci tra le banchine e la rete ferroviaria e per completare il piazzale per lo staccaggio saranno conclusi all’inizio del prossimo anno.

E mano a mano che ci si avvicina alla chiusura dell’appalto i lavoratori - a gruppi - vanno e andranno in cassa integrazione. Nella speranza di poter tornare al lavoro? L’azienda si sta dando da fare, cercando commesse in Italia e per la prima volta anche all’estero, ma non è facile dopo il coinvolgimento nello scandalo del Mose, le cui ripercussioni cadono sulle testa degli incolpevoli operai.

La volontà dell’azienda di far partire la procedura di cassa integrazione anche per i lavoratori di Marghera era stata annunciata ai sindacati dal responsabile del personale, Gastone Lazzaro, in un incontro avuto a metà settembre. «Nell’ultimo incontro tenuto a metà settembre tra l’azienda e le organizzazioni sindacali l’azienda ha comunicato che nei cantieri di Fusina», confermano le sigle dei lavoratori edili Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil «ci sarebbe stata una riduzione dell’organico a causa dello stato avanzamento dei lavori e che avrebbe interessato i circa 100 lavoratori impegnati tra operai ed impiegati». Un incontro nel quale l’azienda aveva garantito l’impegno in una serie di gare di appalto che potrebbero garantire - secondo le organizzazioni sindacali - il reimpiego di buona parte dei lavoratori oggi impegnati nei cantieri di Fusina.

Entro fine ottobre è programmato un nuovo incontro per fare il punto della situazione ma le speranze dei sindacati si scontrano con il fatto che, al momento, la Mantovani non ha nuovi appalti e si è messa a cercarli anche all’estero - dove è improbabile che possa essere ricollocato il personale impegnato a Fusina - dato che in Italia lo scandalo Mose continua a pesare sulla reputazione dell’azienda. «Stiamo facendo ogni sforzo per il rilancio delle attività del Gruppo sia sul mercato italiano che

su quello internazionale», fa sapere Mantovani in una nota, «attività queste che hanno ottime prospettive di crescita e di ampliamento del proprio raggio d'azione, forte anche del prestigio acquisito con il successo da più parti riconosciuto per i lavori di Expo».

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