Quotidiani locali

Polizia locale, sette Comuni vogliono unirsi

Il progetto vede San Donà capofila con Musile, Meolo, Ceggia, Fossalta, Torre di Mosto e Noventa

Polizie locali unite, si stacca il litorale e San Donà resta con l’entroterra. Non ci sarà dunque unione con Jesolo. In questi giorni l’assessore alla sicurezza, e vice sindaco di San Donà, Luigi Trevisiol, sta presentando le linee guida di questo ambizioso progetto che vedrà consorziate le polizie di San Donà, Musile, Meolo, Ceggia, Fossalta, Torre di Mosto e Noventa. Niente Jesolo, né Cavallino Treporti o Eraclea che si organizzeranno sul litorale con un’altra convenzione già avviata.

«Andiamo avanti con un progetto», dice Trevisiol senza sbilanciarsi troppo, «che è quello originario e previsto dalla legge, quindi non contemplava il litorale che già si sta organizzando tra i tre comuni sul mare. Noi siamo al centro di un territorio omogeneo e molto vasto che dovrà unire le sue forze e soprattutto le risorse, cercando allo stesso tempo di catturare nuovi finanziamenti che oggi premiano queste organizzazioni».

Verrà necessariamente stabilito un nuovo comandante o coordinatore, ma soprattutto dovranno essere discusse questione importanti quali l’armamento degli agenti nei vari comandi presi in considerazione dalla convenzione. Alcuni dei Comuni interessati, infatti, hanno già la polizia locale armata e da diversi anni senza troppo clamore né polemiche.

Diversamente, San Donà ci è sempre arrivata vicino, ma non è mai riuscita a concretizzare il procedimento nonostante tanti assessori abbiano tentato. Ci aveva provato a suo tempo il leghista Alberto Schibuola, che aveva lanciato pure le ronde, poi l’ultimo assessore alla sicurezza e vice sindaco, Oliviero Leo, anche lui convinto assertore di una polizia locale armata.

Finora i vari progetti non sono stati portati a termine, anche per una forte ostruzione interna al comando sandonatese e poi trasferita in Consiglio comunale dove non si raggiungevano mai i voti.

Ma l’ipotesi di unione territoriale non consentirebbe più di bocciare e rinviare nuovamente l’armamento. Non sarebbe pensabile avere gli agenti di San Donà, il Comune più grande e di riferimento, senza pistola e quelli di Ceggia invece armati di tutto

punto. Una volta consolidata l’unione del servizio, bisognerà procedere al generale armamento, che oltretutto consentirà di contare finalmente sul turno di notte e in tutto il territorio, supportando le altre forze di polizia, carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza. (g.ca.)

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