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Festival della politica, su il sipario Nell’anteprima tiene banco l’M9

Museo del Novecento da ultimare nel 2018, Segre ne esalta il ruolo: «Stimolerà il dibattito culturale e avvierà un processo di rigenerazione urbana. Investiti 103 milioni per dare qualcosa che mancava»

È iniziato ieri in grande stile, nonostante le difficoltà e la scarsità di fondi, il Festival della Politica di Mestre, giunto ormai alla quinta edizione e concentrato quest'anno sul tema della leadership. Per aprire la serata di anteprima, all'ombra della Torre cittadina e nella significativa location di piazzetta Gianni Pellicani, ieri sono arrivati Giuliano Segre, Guido Guerzoni, Carlo Freccero (vedi pagina 6, ndr), Guido Moltedo, Dino Amenduini e Giovanni Diamanti, che hanno parlato del progetto M9, delle strategie di Matteo Renzi e dei retroscena della comunicazione politica, ma non sono mancati neppure i temi di strettissima attualità, come la polemica sulla presenza di due esponenti del clan Casamonica nel salotto di Bruno Vespa.

Il museo di Mestre. Il massiccio intervento di via Brenta Vecchia, iniziato nel 2009 e che si spera possa concludersi entro il 2018, illustrato dalla voce dell'ormai ex presidente della Fondazione Venezia e illustrato attraverso slide e filmati, ha interessato la prima parte della serata; Giuliano Segre è tornato a spiegare le finalità del museo di terraferma, uno spazio «non per gli oggetti da conservare, ma per le loro immagini, capace al contempo di stimolare il dibattito culturale e di avviare un processo di rigenerazione urbana. Abbiamo investito 103 milioni non allo scopo di incassare», ha ribadito Segre, «ma per dare alla città qualcosa che mancava, consapevoli del ruolo centrale che riveste il comune di Venezia nella sua interezza anche nell'ottica dell'area metropolitana».

Dietro le quinte della politica. Gli esperti di comunicazione (televisiva e non) hanno poi monopolizzato il palco, parlando alle tantissime persone sedute alle porte di piazza Ferretto o appoggiate a marmi e ringhiere della differenza tra comunicazione e informazione, tra intrattenimento e notizie, illustrando i meccanismi che si celano dietro le campagne elettorali e alle spalle delle cosiddette “fabbriche del consenso”, analizzando la questione in un'ottica nazionale e internazionale.

Street food e mostre d’arte. Il festival non sarà, però, solamente dibattiti e monologhi: due mostre d'arte molto particolari, la prima al centro culturale Candiani e la seconda nelle sale della Torre di Mestre, mostreranno rispettivamente il degrado urbano contrapposto ai protagonisti della danza italiana e la funzione della propaganda attraverso i manifesti politici di tutto il mondo. A partire da domani, poi, via Poerio ospiterà una selezione

di camioncini dei professionisti dello “street food” perché, come ha spiegato Nicola Pellicani, organizzatore della rassegna, «questo evento deve avere anche una dimensione conviviale, che invogli i cittadini a stare assieme e a riappropriarsi degli spazi comuni».

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