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Un’Asl provinciale, le paure dei sindaci

Checchin (Spinea): «Troppa incertezza sui servizi sociali». E nel Veneto Orientale si teme l’accentramento di Mestre

Le paure sono due: l’accentramento di funzioni e servizi all’ospedale dell’Angelo di Mestre - temuto soprattutto nel Veneto Orientale - e la nuova gestione dei servizi sociali oggi erogati dall’Asl, d’intesa con i comuni, che preoccupa soprattutto l’area della Riviera del Brenta e Miranese. Sono tanti gli interrogativi aperti con l’introduzione, prevista entro la fine dell’anno, di una sola Asl organizzata su base provinciale. Si chiamerà Serenissima e andrà a sostituire le quattro oggi esistenti: Venezia-Mestre (12), Mirano-Dolo (13), Veneto Orientale (10) e Chioggia - Cavarzere (14). Al di sopra delle nuove Asl venete su base provinciale ci sarà - come previsto dalla progetto di legge 23 - l’Azienda Zero, già al centro di mille polemiche per i super poteri attribuiti al direttore generale con funzioni, oltre che di attuazione, anche di programmazione, distribuzione dei budget e convenzioni con le strutture private.

«Un super manager», accusa il consigliere regionale Bruno Pigozzo (Pd) che da anni si occupa dei temi della sanità, «che andrebbe a scavalcare il ruolo del consiglio e della giunta regionale. Ci sono molte perplessità su questo nuovo manager introdotto dalla legge anche tra i consiglieri della maggioranza».

Tanto che mentre sembra procedere spedito l’iter per la costituzione delle Asl provinciali, la nascita dell’Azienda Zero potrebbe subire un rallentamento, in attesa di chiarire poteri e competenze della figura del direttore generale. La commissione regionale sulla sanità sta programmando una serie di incontri per raccogliere le osservazioni di organizzazioni sindacali, associazioni e primi cittadini. La conferenza dei sindaci dell’Asl 13 ne discuterà giovedì 3 settembre nell’incontro convocato dal presidente, il sindaco di Spinea Silvano Checchin. «Ci troveremo a discutere di una riorganizzazione che non è per nulla chiara», dice Checchin, «e che ci preoccupa soprattutto per ciò che riguarda i servizi del piano sociale su disabilità, dipendenze, salute mentale o giovani. Che fine faranno dal momento che nelle nuove Asl provinciali non è previsto un direttore dell’area sociale?».

È una domanda che si fanno molti sindaci, preoccupati che possa saltare la rodata collaborazione tra Comuni e Asl su aree d’intervento molto delicate. L’altro timore riguarda l’accentramento di funzioni e servizi sull’ospedale di Mestre, che diventerà punto di riferimento per tutto il territorio provinciale.

Ma fino a che punto, e in quali termini? Il trasferimento di Cardiochirurgia da Mirano a Mestre, se pur già previsto dalla programmazione sanitaria, è un esempio di questo percorso di accentramento. Sarà in grado l’ospedale di Mestre di fornire risposte adeguate per tutti? Su questo fronte sono preoccupati soprattutto nel Veneto Orientale. I sindaci ne discuteranno mercoledì 9 ma difficilmente ne uscirà una presa di posizione comune dopo le liti dei mesi scorsi sull’opportunità di realizzare l’ospedale unico e sul dove - eventualmente - realizzarlo. Fino a pochi giorni fa quando la Regione ha comunicato: l’ospedale unico non si farà più.

«Io credo che questa decisione debba essere rivista», spiega il presidente della conferenza, Alessandro Nardese, sindaco di Noventa di Piave, «soprattutto in vista dell’Asl unica. Il timore è che, nel periodo medio-lungo, soprattutto l’ospedale di San Donà finirà per essere depotenziato, risucchiato da quello di Mestre». Nel Veneto Orientale l’ospedale di Portogruaro è destinato a diventare polo chirurgico, quello

di San Donà polo medico. «Io non credo», aggiunge il sindaco, «che si tratti della situazione ottimale». Sul piatto c’è anche l’attuazione di servizi territoriali - medicina di gruppo e ospedali di comunità - «di cui si parla tanto sulla carta e poco nei fatti».

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