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"In un posto chiuso, sarebbero tutti morti"

Il dottor Fausto De Ferra

Fausto De Ferra, il medico del Pronto soccorso che ha dato le prime direttive: «Respiravano a fatica, intossicati da un mix che può essere fatale»

JESOLO. Stanno tutti bene i dodici intossicati dalla nube tossica, che giovedì si è sprigionata al camping Garden Paradiso di Cavallino-Treporti, a causa di un errore di un tecnico della manutenzione (l'unico ancora sotto osservazione) che ha versato acido solfidrico nel serbatoiod el clorod ella piscina.

«Quelle persone hanno rischiato davvero la vita, potevano morire se fossero state in un ambiente chiuso». Il dottor Fausto De Ferra, del Pronto soccorso di Jesolo, ha alle spalle molti lustr ...

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JESOLO. Stanno tutti bene i dodici intossicati dalla nube tossica, che giovedì si è sprigionata al camping Garden Paradiso di Cavallino-Treporti, a causa di un errore di un tecnico della manutenzione (l'unico ancora sotto osservazione) che ha versato acido solfidrico nel serbatoiod el clorod ella piscina.

«Quelle persone hanno rischiato davvero la vita, potevano morire se fossero state in un ambiente chiuso». Il dottor Fausto De Ferra, del Pronto soccorso di Jesolo, ha alle spalle molti lustri di esperienza nel trattare gravi emergenze di ogni genere. Ne ha viste, come si dice, di tutti i colori in decenni di lavoro sempre in prima linea con i tanti colleghi medici e infermieri che lo hanno accompagnato nel reparto di via Levantina al lido di Jesolo.

In passato si erano verificati anche dei casi simili, al massimo una o due persone. Solitamente sono i tecnici che si occupano delle manutenzioni delle piscine i soggetti a rischio e più esposti. Poiché al lido ci sono centinaia di piscine da regolare e far funzionare, è capitato al massimo che fossero loro a dover ricorrere alle cure mediche. Ma questa volta l’allarme è scattato da una piscina in cui si trovavano assistenti ai bagnanti, persone che nuotavano, bambini.

Ecco perché si è temuto davvero il peggio e sono stati coinvolte ben tre strutture sanitarie: Jesolo, San Donà e Venezia. Una vera emergenza che ha messo tutti in allerta. Questa intossicazione nel camping di Cavallino Treporti è destinata a passare alla storia. Ieri mattina i primi due intossicati arrivati con l’autoambulanza del 118 di Jesolo li ha subito presi in carica lui dando l’allarme e fornendo le direttive al personale su cosa fare per non correre rischi. «Respiravano a fatica, avevano gli occhi infiammati», ricorda nel suo ambulatorio dopo le visite di rito e la terapia stabilita, «in questi casi l’intossicazione, con la combinazione di ipoclorito di sodio e acido solforico, può risultare un mix fatale. Se fossero stati in una stanza o in un qualsiasi ambiente chiuso, sarebbero morti».

Giovedì mattina al reparto emergenza del lido, come al pronto soccorso di San Donà e all’ospedale di Venezia, gli intossicati hanno avuto assoluta priorità, almeno nei primi minuti di ricovero in cui bisognava capire che rischi stessero correndo ancora. È infatti anche possibile che senza un intervento immediato si possano riportare ustioni permanenti alle vie respiratorie. «In questi casi», continua il dottor De Ferra finalmente rilassato dopo tanto lavoro come sempre frenetico, «bisogna scongiurare ogni possibile infiammazione e ustione delle vie respiratorie. Per questo abbiamo in tutti i casi somministrato del cortisone, potente antinfiammatorio, e subito dopo fatto respirare con mascherine l’ossigeno ai pazienti che sono rimasti sotto osservazione per alcune ore. Dopo pochi minuti le cose andavano già meglio e infatti sono stati dichiarati tutti fuori pericolo in giornata. Sono stati dunque dimessi senza conseguenze. Potevano perdere la vita in ambiente chiuso, o comunque riportare lesioni permanenti, ustioni che avrebbero compromesso le fasi di respirazione per il resto della loro vita. In passato sono accaduti episodi simili, ma molto meno gravi: mai è accaduto che un’intossicazione interessasse così tante persone allo stesso tempo e in maniera così massiva. Ecco perché tutti si sono mobilitati per evitare più gravi conseguenze. Ma devo dire che i soccorsi sono stati tempestivi e tutto si è risolto per il meglio».