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Armi da guerra e bombe nascoste in casa

Scoperte dalla polizia dopo l’operazione Mask e l’arresto di pericolosi rapinatori pronti a fare fuoco

Aveva un piccolo arsenale in casa - un appartamento di un comune della provincia di Treviso - ma non ne sapeva nulla. Perché le armi erano state nascoste alcuni anni fa da qualcuno che frequentava l’appartamento prima di lui, in una intercapedine nel soggiorno. Quando i poliziotti hanno bussato alla porta dell’uomo, incensurato, e hanno trovato le armi nascoste nel soggiorno, ha sgranato gli occhi, perché non ci poteva credere. Gli investigatori della Squadra mobile di Venezia ci sono arrivati seguendo le trame dell’inchiesta denominata Mask che lo scorso anno, tra maggio e giugno, aveva portato all’arresto di oltre 20 componenti di un una banda di criminali specializzati nelle rapine con l’utilizzo di armi. Sotto sequestro sono finite un fucile mitragliatore modello AK47, calibro 7.62 - un kalashnikov - con le relative munizioni, una pistola di fabbricazione belga, marca “F.N. Browning” calibro 7.65 con le munizioni, due bombe a mano ancora funzionanti - così come le armi - e una maschera in gomma, simile a quelle che venivano utilizzate dai rapinatori per i loro colpi. La polizia ritiene che armi e munizioni siano rimaste nascoste per alcuni anni anche se non è da escludere che possano, in passato, essere stati usate e abbiano sparato. È l’ulteriore verifica che gli investigatori della mobile, d’intesa con la procura, dovranno realizzare. Già nel corso della prima fase dell’indagine erano state sequestrate numerose armi da guerra - in gran parte procurate in Croazia - tra cui 7 AK47 Kalashnikov, 2 mitragliette Skorpion, un silenziatore e alcune pistole. Una "batteria" con nomi che rimandano alla malavita del Brenta di Felice Maniero, targhe rubate e chiodi buca-gomme a proteggere la fuga. Sette colpi portati a segno e almeno dieci quelli tentati. In carcere erano finiti membri noti della malavita locale come Michele Gelain di Marghera o Marco e Costante Carraro - rispettivamente nipote e zio - entrambi di Fiesso d'Artico. Rapinatori con esperienza e senza scrupoli, che erano pronti a fare fuoco, come hanno dimostrato le intercettazioni della Mobile. Come quando preparano l’assalto - poi fallito - a un portavalori all’ufficio postale di Caerano san Marco e uno degli arrestati, mentre si stanno dividendo le armi e lui rischia di restare senza, spiega, riferito al possibile arrivo delle forze dell’ordine: «E se arriva qualcuno io cosa gli tiro addosso?». Michele Gelain inoltre è noto per aver lanciato una

bomba a mano contro i carabinieri, in via Sant'Elena a Chirignago. I militari lo inseguivano dopo una rapina in banca nel 2006. Tra i colpi messi a segno dalla bande dei veneziani ci sono, tra Venezia e Treviso, supermercati e sale scommesse. (f.fur.)

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