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CHIOGGIA

Disoccupazione giovanile: uno su due è senza lavoro

Record negativo nel Nord Italia per l’area di Chioggia con Cavarzere e Cona. L’allarme di Apindustria: persi 1.200 posti di lavoro e 1.400 aziende in sette anni

CHIOGGIA. Allarme occupazione nell’area sud della Provincia di Venezia. Dal 2008 il tasso di disoccupazione è aumentato del 15% e il ricorso alla cassa integrazione dell’8%. In sette anni sono stati perduti 1200 posti di lavoro e chiuse 140 piccole e medie imprese, dieci solo nell’ultimo anno. La disoccupazione giovanile ha superato il 50%, avvicinandosi ai record negativi del Meridione. Numeri preoccupanti che emergono da una recente indagine di Apindustria Venezia sulle piccole e medie imprese dell’area sud della Provincia, Chioggia, Cavarzere e Cona. L’analisi è stata concentrata sui settori metalmeccanico, edile, gomma plastica, servizi e agricoltura. La chiusura di 140 piccole imprese ha provocato l’aumento del ricorso alla cassa integrazione, ma anche un aumento della disoccupazione di oltre 15 punti percentuali in sette anni. Moltissime piccole ditte edili di Chioggia hanno chiuso i battenti perché strozzate dall’aumento delle tasse e dai ritardi nei pagamenti che causano la mancanza di liquidità per poter continuare a rifornirsi di materiale e a pagare i dipendenti.

Esiste poi la forte concorrenza di chi, una volta perso il lavoro, magari si mette a fare piccole commesse in proprio, evadendo qualsiasi obbligo fiscale e esponendosi a grossi pericoli in assenza di assicurazioni e tutele sugli infortuni.

Un allarme che la Confartigianato ha lanciato più volte. In assenza di un’area industriale, lo zoccolo duro per l’economia di Chioggia rimane il turismo che riesce però ad assicurare un certo dinamismo solo per cinque-sei mesi all’anno. «Cavarzere e Cona», sottolinea il direttore di Apindustria Venezia, Pier Orlando Roccato, «sono due realtà racchiuse fra la provincia di Rovigo e la Bassa Padovana. Dal 2000 ad oggi c’è stato un depauperamento dei vari settori economici. I giovani sono fortemente penalizzati, a parte quelli che riescono a trovare una collocazione temporanea d’estate ad Albarella e nei Lidi ferraresi».

La ricetta per uscire dal pantano della crisi secondo Apindustria passa per una seria politica di reindustrializzazione in un territorio un tempo ricco di piccole e medie imprese, dall’area zaccarifera (dove si trasformava la barbabietola in zucchero raffinato), alla cantieristica nella zona prossima alla Romea a quella tessile nell’asse Cavarzere-Cona. «Occorre anche una maggiore attenzione da parte del

mondo del credito», sostiene Roberto Dal Cin, ex presidente della commissione lavoro in Provincia, «che deve favorire lo sviluppo e non continuare a mettere i bastoni fra le ruote a chi per anni ha contribuito alla crescita del territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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