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Brugnaro fa mezza marcia indietro: "Vaglieremo i libri e alcuni torneranno a scuola"

Il sindaco: "No ai libri inopportuni per i piccoli, ma sì ai testi che parlano di discriminazione fisica, religiosa e razziale. La speculazione culturale nata sul caso non ci intimorisce"

VENEZIA. Dopo il caos sui libri gender banditi da Brugnaro, il sindaco fa una mezza marcia indietro. In una nota diffusa nella tarda mattinata di mercoledì 8, il primo cittadino chiarisce che il destino non sarà uguale per tutti i 49 titoli ritirati. Nel corso dell'estate, infatti, ciascun testo verrà attentamente vagliato e a settembre ci saranno delle novità: alcuni titoli sono destinati a tornare sugli scaffali delle scuole.

"E’ nostra intenzione esaminare con cura e obiettività i testi, non distribuendo quelli inopportuni per i più piccoli, che pure restano liberamente consultabili da parte degli adulti nelle biblioteche. Molti libri, che trattano i temi legati alla discriminazione fisica, religiosa e razziale, sono notoriamente straordinari e verranno certamente ridistribuiti, come ad esempio le opere di Leo Lionni “Piccolo blu e piccolo giallo” e “Guizzino”. Le riserve riguardano, invece, alcuni testi come “Piccolo uovo” di Francesca Pardi o “Jean a deux mamans” di Ophelie Texier", chiarisce Brugnaro, "Sarà un lavoro di analisi fatto con cura e attenzione, anche approfittando del periodo estivo e delle vacanze scolastiche, valutando quali siano le persone più adatte a questa selezione ed evitando, così, ulteriori diatribe e strumentalizzazioni di un argomento che, ad oggi, ha fatto anche troppo parlare di sé”.

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Ancora il sindaco di Venezia: "Denunciamo la polemica inerente quelli che sono stati definiti i libri sulla teoria gender. Ne è nata una speculazione culturale che non ci intimorisce. Non potendo avere una visione completa ed esaustiva della questione, si è preferito ritirare tutti i libri distribuiti dalla precedente amministrazione in modo da poter verificare serenamente e con piena cognizione di causa quali siano, e soprattutto quali non siano, adatti a bambini in età prescolare. Il vizio di fondo è stata l’arroganza culturale con cui una visione personalistica della società è stata introdotta nei nidi e nelle scuole per l’infanzia unilateralmente, in forma scritta e senza chiedere niente a nessuno, in particolar modo alle famiglie. I genitori dei piccoli devono, invece, avere voce in capitolo su aspetti determinanti che riguardano l’educazione dei loro figli e non esserne aprioristicamente esclusi".

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