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il caso

"Via i libri genitore 1 e genitore 2 dalle scuole"

Il sindaco Brugnaro ha già dato l'ordine: "Nessuna discriminazione, ma su questi temi decidono le famiglie". La replica di Camilla Seibezzi: "Progetto sostenuto da numerose università e 70 amministrazioni "

VENEZIA. "L'avevo detto in campagna elettorale e l'ho semplicemente fatto: ho dato indicazione perché vengano ritirati dalle scuole comunali - resteranno naturalmente nelle biblioteche -  i libri gender, genitore 1 e genitore 2: sono temi che non devono riguardare i bambini, materie da lasciare ai loro genitori, nella piena libertà di scelte degli adulti".

Luigi Brugnaro con la moglie Stefania...
Luigi Brugnaro con la moglie Stefania e il figlio Ettore

Così il sindaco Luigi Brugnaro ha azzerato con un semplice ordine agli uffici - riportandolo alla sfera dell'educazione privata e non pubblica -  il lavoro di introduzione alle differenze di genere avviato dalla giunta Orsoni, con la delega a Camilla Seibezzi. Una decisione che aveva fatto il giro d'Italia, quella del Comune di Venezia di introdurre favole che educhino alle differenze di genere, religione, nazionalità, culture.

Camilla Seibezzi con le favole...
Camilla Seibezzi con le favole antidiscriminazione

"Nessun bambino sarà discriminato o trattato diversamente", aggiunge il sindaco Brugnaro, "nella loro casa potranno esserci papà 1 e papà 2, mamma 1 e mamma 2 e sarà certamente incoraggiata qualsiasi integrazione, ma va riconosciuta la maggioranza delle persone che hanno una mamma e un papà".

Al centro della vicenda 1098 libri di favole - 36 titoli diversi per la scuola per l'infanzia, dieci per i nidi - acquistati all'inizio del 2014, su indicazione dell'allora delegata del sindaco ai Diritti civili e alla lotta per le discriminazioni, Camilla Seibezzi, per una spesa di circa 10 mila euro. Fiabe che attraverso disegni e storie di animali introducevano al tema delle famiglie omogenitoriali, ma anche alle differenze religiose o di nazionalità: una decisione che aveva acceso le tensioni all'interno della stessa giunta Orsoni, con le perplessità del sindaco e l'opposizione dell'allora assessora alla Pubblica istruzione Tiziana Agostini, con i libri rimasti in magazzino per mesi e la minaccia di Seibezzi di uscire dalla maggioranza. Poi, una volta introdotti i libri nelle scuole e lasciata la discrezionalità sulla loro lettura alle maestre, erano diventati un fatto acquisito,come pure la sostituzione della semplice dizione di "genitore" al posto di quella di "padre/madre" sui moduli scolastici, ripresa anche da altre città in Italia.

Fino a ora: tra i suoi primi atti, il sindaco Brugnaro ha datto ordine che i mille "libri gender siano ritirati da tutte le scuole", come già aveva promesso in campagna elettorale.

 "Il Sindaco di Venezia si comporta come se fosse uscito dalle pagine di un rotocalco degli anni '40. lo abbiamo visto lanciarsi all'inseguimento di un presunto pusher, inseguire a perdifiato due borseggiatrici e ora impegnarsi nel ritiro dalle biblioteche scolastiche del premio andersen dell'editoria per l'infanzia del salone del libro 2012", così replica Camilla Seibezzi, già consigliera comunale e delegata ai Diritti civili,  "Cosa dira' il primo cittadino, noto per l'uso spropositato delle parole talento, cultura e innovazione alle tante Universita' italiane che hanno sostenuto il progetto "Leggere senza stereotipi"? cosa dira' il Signor Brugnaro alle 70 amministrazioni pubbliche del nostro Paese di destra e di sinistra che hanno sottoscritto e condiviso attraverso la rete READY la nostra proposta di scrivere "genitore" sui moduli scolastici? Innanzitutto fornisca la lista dei libri che ha messo al bando dalle scuole dimostrando il coraggio delle proprie azioni e un po' di trasparenza.  Invito il sindaco ad un confronto pubblico su tali temi".

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