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Sequestro di quasi 500 mila euro al capo banda dei bancomat

I carabinieri di Chioggia hanno messo i sigilli al “tesoro” accumulato negli anni da Daniele Antico Tra i beni anche una dozzina di auto di lusso cedute a una nuova concessionaria intestata a un figlio

CHIOGGIA. Con i soldi messi in tasca grazie agli assalti ai bancomat aveva acquistato una dozzina di auto e un capannone a Porto Viro (Rovigo) con l’obiettivo di farne un concessionario intestandolo a uno dei figli. Non aveva fatto i conti però con i carabinieri di Chioggia che hanno messo sotto sequestro - provvedimento poi confermato dal tribunale di Rovigo - tutti i beni ritenuti riconducibili a Daniele Antico, uno dei leader della banda dei bancomat smantellata dai militari il maggio scorso con 12 ordinanze di custodia cautelare, di cui 8 in carcere e ritenuta responsabile di oltre 60 colpi ai danni di vari istituti di credito. Colpi messi a segno in tutto il Nord Italia in un anno e mezzo anche se nel Veneziano l’unico bancomat preso di mira fu il Credito cooperativo di Santo Stefano di Scaltenigo di Mirano, il 2 febbraio del 2013.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene
(dati dell' Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati )

Colpi per i quali nei giorni scorsi sono stati condannati alcuni dei membri del gruppo, tra i quali proprio Daniele Antico, 60 anni, (a 6 anni), Luciano Conte, 57, di Camponogara (5 anni e 4 mesi), Pietro Angelo Scarpa, 59, di Porto Viro (5 anni), Maurizio Bettio, 56, di Fiesso d’Artico (4 anni). Facevano saltare i bancomat con plastico da cave C4 che tenevano nascosto in una tomba - sotto una lapide - del cimitero di Saonara, nel Padovano. A guidare il gruppo era proprio Antico: era l'uomo che aveva i contatti con coloro che rifornivano il gruppo dell'esplosivo e soprattutto era l'esperto di assalti ai bancomat. Per questo è su di lui che, dopo l’arresto, si sono concentrate le indagini patrimoniali dei militari, che hanno portato al sequestro di beni per quasi 500 mila euro, come hanno spiegato ieri a Mestre, illustrando l’operazione, il comandante della compagnia di Chioggia, capitano Andrea Mattei, e il tenente del Nucleo operativo radio-mobile, Domenico De Luca. Il sequestro successivo all’indagine patrimoniale è stato possibile grazie alla modifica del codice anti-mafia del 2011 che ha permesso di estendere ai membri di tutte le associazioni per delinquere - non solo quelle di stampo mafioso - il sequestro di beni che si ritiene generati da profitti illeciti, invertendo l’onere della prova: se li vuole indietro spetta a chi è vittima del sequestro dimostrare che i beni sono frutto di attività lecite. «E’ un modo ci permette di mettere le mani nelle tasche dei criminali», spiega il capitano Mattei, «colpendoli nel punto che sta loro più a cuore». Il sequestro dei beni - con l’unica eccezione del capannone per il quale si attende una perizia di valore - è stato quindi confermato dal tribunale di Rovigo che ne ha disposto la confisca, mettendo così le auto nelle mani dello specifico Fondo di gestione dello Stato. Oltre al capannone e alle 11 auto (una Mercedes Benz 300 Sl, una Fiat Grande Punto, un’Alfa Romeo Gtv, due Audi TT, una Porsche Boxster, due Mercedes Slk, una Dacia Sandero, una Opel Astra, e una Golf) sono stati confiscati anche un gommone nautico 500 con motore Evinrude 90-E-tec e un carrello porta barca.

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