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Facevano esplodere i bancomat in quattro condannati a 21 anni

Fiesso. Ieri il pronunciamento per i banditi accusati di associazione a delinquere finalizzata ai furti Alla banda vengono contestati almeno 15 colpi. Gli sportelli fatti saltare in aria con le “marmotte”

FIESSO. Associazione a delinquere finalizzata ai furti con l’utilizzo dell’esplosivo (usavano addirittura il plastico). Avrebbero messo a segno almeno una quindicina di colpi, facendo saltare bancomat e casse continue. In quattro sono stati condannati a pene pesanti, in tutto 21 anni. Eccole: sei anni di reclusione e 4 mila euro di multa a Daniele Antico (60 anni, di Porto Viro), cinque anni e 4 mesi e 4 mila euro per Luciano Conte (57, di Camponogara), 5 anni e 14 mila euro per Pietro Angelo Scarpa (59, anche lui di Porto Viro), quattro anni e mezzo e 12 mila euro per Maurizio Bettio (56, Fiesso d’Artico). Il giudice veneziano Alberto Scaramuzza ha letto la sentenza nel pomeriggio, accogliendo sostanzialmente le richieste del pubblico ministero Stefano Ancilotto che ha coordinato le indagini dei carabinieri.

In mattinata aveva patteggiato una pena di un anno e sei mesi un altro componente della banda, Nello Dogamenti (73 anni, di Codigoro), che aveva avuto un ruolo marginale nei colpi.

In manette erano finiti a maggio dello scorso anno. I carabinieri ritenevano che il capo fosse Antico: lui era l’uomo che aveva i contatti con coloro che rifornivano il gruppo dell’esplosivo e soprattutto era l’esperto di assalti ai bancomat. Inoltre confezionava le cosiddette “marmotte”, cioè inseriva l’esplosivo negli ordigni che venivano poi infilati nei bancomat. Inizialmente il suo braccio destro era Bettio. Ma questi, successivamente alla prima ventina di colpi, esce dalla banda e al suo posto arriva Conte. Dogamenti, finito agli arresti domiciliari, si occupava della logistica, nascondendo le auto usate per i colpi e il materiale vario che poi veniva impiegato per l’assalto. Si rifornivano di esplosivo presso alcuni amici in provincia di Bologna, individuati e arrestati. Era da loro due che la banda acquistava la polvere da cava e anche il plastico per i colpi. Ne avrebbero trattati addirittura dieci chili. Invece un altro si occupava dei detonatori. Li cedeva in cambio di denaro, oppure li scambiava con dell’esplosivo. Le armi a Daniele Antico, alcune pistole e una carabina con filettatura sulle canne per il silenziatore, le avevano procurate altri due pregiudicati che hanno dovuto rispondere di detenzione, porto e cessione di armi clandestine. Infine c’era un’unica donna: aveva il compito di procurare i telefonini che poi gli altri usavano per parlare tra loro prima dei colpi. Inoltre Antico le faceva spendere, per riciclarle, le banconote che rimanevano danneggiate dall’esplosione del bancomat.

I difensori degli imputati si sono battuti

per l’assoluzione o comunque per pene meno pesanti anche perché, grazie al rito abbreviato, spettava a tutti loro lo sconto di un terzo sulla pena finale. I quattro sono in carcere dallo scorso anno, alcuni si trovano in quello di Venezia, gli altri a Verona.

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