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Amianto sotto l’autoparco chieste cinque condanne

Scorzé. Il pm Gava ha formulato le richieste per imprenditori e tecnici imputati Indagine partita nel 2009: nell’area sepolte 20mila tonnellate di rifiuti pericolosi

Da un anno e sei mesi di arresto a seimila euro di ammenda: questa la pena massima e minima chieste ieri dal pubblico ministero di Venezia Giorgio Gava per i cinque imputati del processo per l’amianto finito sotto l’autoparco di via Drizzagno. Il giudice monocratico Sara Natto, dopo aver ascoltato anche le richieste degli avvocati di parte civile (Regione, Provincia, Comune e associazioni ambientaliste) che si sono battuti per riavere ciò che hanno speso per le bonifiche, ha rinviato la decisione alla prossima udienza, dopo che saranno intervenuti i difensori.

Il rappresentante della Procura ha chiesto cinque mesi di arresto e seimila euro di ammenda per l’imprenditore padovano Alberto Merlo (50 anni), dell’omonima ditta edile di Borgoricco. Stessa pena per uno dei suoi più stretti collaboratori, Silvano Bolzonella (48, Santa Maria di Sala), cinque mesi e seimila euro anche per il direttore dei lavori, l’ingegner Danilo Michieletto (50, Scorzè), un anno e sei mesi di arresto e 1.500 euro invece per Elio Carraro (74, Vigonza), titolare della “Carraro Fratelli srl” di Campodarsego, seimila euro di ammenda per Lino Pigozzo (61, Noale), titolare della “Pigozzo Scavi snc” di Salzano.

L’indagine era partita alla fine del mese di settembre 2009, quando gli uomini del Corpo forestale dello Stato avevano compiuto controlli nella sede della “Carraro Fratelli” di Campodarsego, che avrebbe frantumato e miscelato rifiuti pericolosi contenenti amianto, vendendoli poi alla “Merlo” di Borgoricco che ne aveva utilizzato ben 20 mila tonnellate per l’autoparco sulla Noalese a Scorzè.

Carraro avrebbe anche continuato, sempre stando alle accuse, a utilizzare gli stessi detriti e scarti edilizi anche dopo che il personale del Corpo forestale e dell’Arpav aveva segnalato la presenza di tracce di amianto.Merlo e il suo dipendente Bolzonella, specificamente incaricato della valutazione della documentazione tecnica che riguardava i materiali riciclati utilizzati dall’impresa, devono rispondere di aver acquistato da Carraro e dagli altri due imprenditori, il noalese Pigozzo invece delle materie prime secondarie da interrare sotto il grande parcheggio

e il centro logistico di Scorzè. La responsabilità dell’utilizzo di quel materiale l’aveva anche Michieletto. Nel settembre di cinque anni fa il pm Gava, che ha coordinato le indagini, ha chiesto e ottenuto il sequestro dell’area di 110 mila metri quadrati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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