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“L’Albero della Vita” dell’Expo di Milano la rivincita di Balich

È veneziano il direttore artistico del Padiglione Italia ancora disturbato per l’addio al Carnevale della sua città

«C’è molta Venezia all’Expo di Milano. Non solo nel “mio” Albero della Vita, ma anche nello stesso Padiglione Italia, dove Venezia appare spesso. Per questo spero che dalla mia città in molti vengano a Milano a vedere l’Expo».

Marco Balich, direttore artistico del Padiglione Italia all’Expo e in particolare ideatore di quell’Albero della Vita, alto 37 metri e fatto di legno e acciaio, che è già diventato un po’ il simbolo della manifestazione, si gode - dopo le critiche e le polemiche sui ritardi della manifestazione - il successo dell’apertura dell’Esposizione universale del 2015. Veneziano autentico - anche se ormai impegnato soprattutto fuori di essa - già direttore artistico del Carnevale di Venezia per un triennio, ha firmato già la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Torino e collaborato a quella delle Olimpiadi di Londra e lavorerà anche per le Olimpiadi di Rio. Ora però l’attenzione è tutta sull’Expo, anche se a Balich è rimasto qualche “sassolino” nella scarpa da togliersi per la fine con qualche polemica dell’esperienza alla guida del Carnevale di Venezia.

Balich, pensava di farcela e soprattutto con questo impatto positivo?

«La verità era che eravamo veramente molto indietro, ma lavorando con il massimo impegno ce l’abbiamo fatta. È stato un miracolo. Quando si è diradato il polverone suscitato da quei “rubagalline” che si muovevano intorno all’Expo e si è cominciato seriamente a impegnarsi, i risultati sono arrivati e ne siamo molto soddisfatti».

Com’è nata l’idea dell’Albero della Vita?

«Volevo creare un’icona che fosse un po’ il punto di riferimento visivo dell’Expo. Quando sono stato a Otranto e ho visto il pavimento della Cattedrale con quell’Albero della Vita, ho iniziato a elaborare l’idea e poi l’architetto Florian Boje, che ha lavorato con me al progetto, ha avuto questa intuizione michelangiolesca, pensando al pavimento di Piazza del Campidoglio a Roma ideato da Michelangelo, con una struttura complessa e simbolica che, partendo da un disegno a losanghe, culmina in una stella a dodici punte che indica le costellazioni. Dalla sintesi tra questi due modelli è nato, appunto, l’Albero della Vita».

Lei sa che l’Expo avrà anche un’appendice veneziana, inaugurata oggi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Qualcuno magari le ha chiesto, a suo tempo, un suggerimento o un consiglio?

«No, ma in ogni caso non avrei potuto darlo impegnato com’ero con il progetto per l’Expo di Milano. Magari qualcuno che ai tempi del Carnevale di Venezia da me diretto non perdeva occasione per criticarmi, ora magari potrà fare qualche riflessione».

Per come è finita quell’esperienza a Venezia ci è rimasto male.

«Assolutamente sì, perché sono veneziano nel midollo ed era stato impostato un progetto importante sul Carnevale e il Capodanno che poi è stato smantellato in un attimo per avere in cambio i tristi Carnevali degli ultimi anni... Ma di questo non voglio parlare, ora. Penso solo all’Expo di Milano. adesso».

Dimenticate ora, sull’onda del successo dell’apertura della manifestazione, anche le polemiche e i momenti difficili dell’ultimo anno: dall’accusa addirittura di plagio dell’Albero della Vita mossagli dall’architetto Chris Wilkinson, secondo il quale Balich si era rifatto ai “supertrees” creati a Singapore dal progettista britannico, alle accuse per il budget richiesto e l’affidamento iniziale dell’incarico, che per qualche momento hanno messo tutto in forse, prima del via libera del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Amarezze rimosse da Balich, pronto a ricominciare da un’altra parte con un altro progetto da grandi eventi.

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