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Cocaina dalla Colombia In cinque sotto processo

A giudizio ex della Mala del Brenta come Giuliano De Checchi e la moglie I procedimenti giudiziari divisi tra Padova (4 maggio) e Venezia (4 giugno)

CAMPONOGARA. Finiranno alla sbarra davanti ai Tribunali di Padova e Venezia per traffico internazionale di cocaina. Sono stati rinviati a giudizio al 4 maggio davanti al Gup di Padova Margherita Brunello: Giuliano De Checchi (detto Stecca o Stecchin), originario di Fossò ma residente a Camponogara e legato all’ex Mala; Antonio Maniero, residente a Sant’Angelo di Piove ma domiciliato a Camponogara, e Stefano Lodovici, 43 anni, sempre di Camponogara. Ci finiranno invece al 4 giugno a Venezia davanti al Gup Scaramuzza: Alessandro Prevedello e Vincenzo Pellegrino, entrambi residenti in Riviera del Brenta e pluripregiudicati. I cinque sono accusati di traffico internazionale di cocaina nell’ambito dell’operazione “Masterchef” condotta dalla Squadra mobile di Padova.

«I due rinvii a giudizio», spiega l’avvocato difensore di Ludovici e Pellegrino, Pascale De Falco, «sono stati fatti in due Tribunali differenti visto che sono sorti dei problemi di competenze in tema di giurisdizione (cioè in questo caso di territorialità nel giudicare gli imputati)». Ma di traffico devono rispondere i cinque molti dei quali sono esponenti storici dell’ex Mala del Brenta.

Tutto è nato da un cuoco di Abano con la passione per la cocaina. È stato fermato in Lombardia e sulla base di questa operazione la Dda (Direzione distrettuale antimafia) ha scoperto una rete di trafficanti di droga sull’asse Colombia–Lombardia-Veneto. La parte veneta era gestita direttamente da De Checchi e Maniero che non hanno esitato a ricreare un altro canale di approvvigionamento nel momento in cui è venuta a mancare la coca colombiana. Volevano ancora droga e quindi si sono rivolti a Luca Marcato, un trafficante veneto di etnia sinti. Riuscivano a procurarsene due o tre etti a settimana. I due avevano rapporti con una rete intermedia che poi si preoccupava di vendere la cocaina nelle piazze di Padova e provincia e della Riviera.

Le indagini condotte dal pm di Padova Bededetto Roberti sono state difficili . Dalle intercettazioni ambientali e dalle prove che si è riusciti ad avere si tratta di persone abituate a vivere con carabinieri e polizia alle costole. Sapevano di essere “nel mirino” e quindi hanno messo a punto tutti i sistemi per non farsi scoprire. Conversazioni telefoniche ridotte all’osso, scambi droga-denaro fulminei e in luoghi riparati. Avevano addirittura un apparecchio in grado di bonificare qualsiasi ambiente dalle microspie per le intercettazioni ambientali.

Gli investigatori hanno messo un anno prima di stringere il cerchio intorno all’organizzazione.

Con i cinque è stata rinviata a giudizio anche la moglie di De Checchi, Barbara Biasiotto. La donna aveva un compito ben chiaro nell’organizzazione, quello della contabile: custodire il denaro che proveniva dal traffico illecito.

Alessandro Abbadir

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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