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Casarini in tribunale «Avevamo i biglietti nessuna ingiuria»

«Altre volte ci eravamo messi sui binari e avevamo bloccato i treni per protesta, in questo caso non era nostra intenzione, a bloccarlo erano stati quelli di Trenitalia. Per una volta che avevamo...

«Altre volte ci eravamo messi sui binari e avevamo bloccato i treni per protesta, in questo caso non era nostra intenzione, a bloccarlo erano stati quelli di Trenitalia. Per una volta che avevamo acquistato i biglietti erano loro ad aver bloccato il treno». Ha raccontato la sua versione dei fatti davanti al giudice monocratico di Venezia, Savina Caruso, Luca Casarini, all’epoca dei fatti portavoce dei centri sociali veneziani.

È accusato assieme al padovano Massimiliano “Max” Gallob di minacc ...

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«Altre volte ci eravamo messi sui binari e avevamo bloccato i treni per protesta, in questo caso non era nostra intenzione, a bloccarlo erano stati quelli di Trenitalia. Per una volta che avevamo acquistato i biglietti erano loro ad aver bloccato il treno». Ha raccontato la sua versione dei fatti davanti al giudice monocratico di Venezia, Savina Caruso, Luca Casarini, all’epoca dei fatti portavoce dei centri sociali veneziani.

È accusato assieme al padovano Massimiliano “Max” Gallob di minaccia ed ingiuria nei confronti di quattro funzionari di Rete ferroviaria Italia. I fatti sono del 12 dicembre di ben sette anni fa, al termine di una manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil contro la finanziaria a Mestre: in corteo c’erano anche loro con centinaia di studenti di Venezia e Padova.

Concluso il corteo un centinaio di giovani erano saliti sul treno Venezia-Padova alla stazione di Mestre per tornare nelle loro città, ma il treno era partito con 65 minuti di ritardo a causa del fatto che molti di loro, stando all’accuse, erano saliti senza biglietto. I funzionari delle ferrovie hanno raccontato in aula di aver ricevuto minacce e insulti. Non è vero, hanno spiegato Casarini e Gallob, anche perché attorno a noi c’erano gli agenti della Digos e pure quelli della Polizia ferroviaria che non si sono mossi. Una circostanza confermata anche da quelli delle Ferrovie, i quali hanno riferito che i poliziotti non si sono mossi, non hanno collaborato con loro, che si erano messi sul sottopassaggio per chiedere i biglietti ai ragazzi che arrivavano di corsa per salire sul treno.

«Io avevo dato l’indicazione di acquistare i biglietti, visto che il viaggio era breve e bastava pagare pochi euro», ha spiegato Casarini nella sua deposizione. «Io abitavo a Mestre e non dovevo partire», ha aggiunto, «ma ero andato in stazione proprio per fare in modo di evitare problemi. Ero in biglietteria con il ragazzo che aveva finito di fare i biglietti», ha detto rispondendo alle domande del pm Rita Ugolini, «e sono corso al binario quando mi hanno detto che c’erano problemi. Ho spiegato a quelli delle Ferrovie che i biglietti c’erano e ho indicato il ragazzo che li aveva, poi ho detto loro che avevano un comportamento irresponsabile, visto che tenevano fermo il treno». Prossima udienza 14 ottobre. (g.c.)