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L'incontro

La Klein a Venezia: «Una rivoluzione per salvare la Terra»

La scrittrice tra riscaldamento globale, capitalismo, Expo. «Uniamoci dal basso, è il momento di agire»

VENEZIA. Ormai è tardi, se alla fine degli anni Ottanta potevamo ridurre le emissioni atmosferiche di qualche punto senza mettere sottosopra schemi economia, corporation, poteri forti, oggi non è più possibile: il momento è ora e per farlo, è necessario adottare un cambiamento radicale, mettere in moto gli attivisti, attuare una rivoluzione dal basso che non riguarda la destra o la sinistra, ma ciascuno di noi e che va oltre crisi. La guru di No Logo, Naomi Klein, nel suo tour italiano è arrivata anche a Venezia, in un auditorium Santa Margherita in overbooking, accompagnata da Beppe Caccia e da Gianfranco Bettin.

Dopo i saluti del rettore di Ca’ Foscari, Michele Bugliesi, guidata dalle domande di Bettin e del docente di relazioni internazionali Duccio Basosi, ha ripercorso il filo rosso del suo nuovo libro “This changes everything. Capitalismo versus clima”, nella sua traduzione per il pubblico italiano “Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile”.

«Da questa città ho imparato tanto» dice «qui ho sentito per la prima volta la parola “precarietà” e oggi dopo 15 anni questo termine è adatto a descrivere la situazione dell’intero pianeta». Per Klein «è fondamentale avere chiaro che non esistono risposte non radicali ai problemi dell’ambiente. Il cambiamento avverrà anche se non facciamo nulla, la terra si surriscalderà comunque». Eppure la lotta alle emissioni va contro l’agenda neoliberista: i governanti, anche quelli di sinistra, non riesco a battersi e l’economia non può risolvere, per sua natura, il problema, ecco perché serve una grande mobilitazione.

La scrittrice elogia la Germania: «Il miglior esempio della efficacia della transizione energetica viene dalla Germania, che è riuscita a fare un cambiamento profondo e oggi una percentuale tra il 20-25% dell’elettricità è prodotta da energie rinnovabili». Il momento è ora: «Obama investe in energia eolica e ha scavato più oleodotti di tutti, anche l’Italia mette in atto una politica energetica del “facciamo di tutto e di più”, adesso è il momento di bloccare progetti dannosi e nocivi, gli attivisti devono fare tutto ciò che è in loro possesso, dobbiamo unirci dal basso».

Secondo Klein ora il terreno è fertile: «A Parigi ci sarà la conferenza sul clima 2015, a Milano l’Expo sponsorizzato dalla Coca Cola» e la platea applaude ancora prima della traduzione «i leader parleranno dal di fuori e dunque ciascuno di noi, Venezia che vive sulla propria pelle queste cose, perché qui la gente va al lavoro con gli stivali contro l’acqua alta, deve essere in prima fila». A chi obietta che tanta radicalità può produrre conflitti, Klein ribatte: «Ci sono centinaia di motivi per essere scoraggiati, ma trovo che sia un’espressione di ottimismo molto più ingiustificata pensare che sia il mercato a risolvere il nostro problema».

E ancora: l’Italia secondo Naomi Klein, «può allentare l’abbraccio mortale dei vincoli dell’Ue seguendo la strategia di rinegoziazione del debito che la Grecia ha inaugurato con Tsipras». Come si sconfiggono i giganti del neoliberismo? «Mettendo in campo un gruppo di persone che hanno tutto da guadagnare». Su Venezia: «Mi ha colpito che questioni ambientali urgenti si basino su progetti di grosse dimensioni come il Mose pieni di corruzione, perfetti per mostrare ciò che non va bene. Per questo serve partecipazione delle comunità altrimenti non se ne va fuori. Qui c’è la necessità di ripulirsi da tutti i punti di vista, non solo da quello ambientale. Bisogna ripulire anche la politica».

Il comitato “No Grandi Navi” le ha donato un manifesto.

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