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Rapine alle banche, sgominata la banda

Colpi in tre province, tre in manette accusati anche di traffico internazionale di armi organizzato con la ex Yugoslavia

Scacco matto alla banda delle maschere. Con gli ultimi tre arresti, avvenuti tra lunedì e ieri mattina, la Squadra Mobile ha azzerato la batteria di rapinatori che in un anno aveva messo a segno una quindicina di rapine, ne aveva mancati alcuni e aveva la disponibilità di armi da guerra che si procurava in Croazia. Una banda completamente di italiani, tutti della vecchia guardia, eterogenea che metteva assieme appartenenti all’ex mala del Brenta e rapinatori che negli anni Novanta assaltavano banche assieme a brigatisti rossi. Il gruppo poteva contare su una ventina di fiancheggiatori disseminati tra Veneto e Friuli.

Come ha sottolineato il dirigente della Squadra Mobile di Venezia Angela Lauretta era importante stroncare, prima possibile, l’attività della banda soprattutto per il traffico di armi organizzato con la ex Yugoslavia. Complessivamente sono stati sequestrati sei kalashnikov, una mitraglietta Skorpion e diverse pistole. Armi che il gruppo sapeva e voleva usare come è emerso dalle intercettazioni durate diversi mesi.

Gli ultimi tre arresti sono avvenuti tra Veneto, Friuli e Croazia. In manette sono finiti: Roberto Gobbo, 66 anni, di Conegliano; Gianpaolo Quadrelli, 58 anni, di Azzano Decimo; e Roberto Marchesini, 41 anni, residente in Croazia. Tutti e tre sono accusati di traffico internazionale di armi mentre Quadrelli e Gobbo di rapina. Secondo gli investigatori della Mobile gli ultimi due hanno partecipato a tre rapine commesse nel 2013 rispettivamente alla Cassa di Risparmio di Silea (16 dicembre), alla Friuladria di Zoppola (23 dicembre), e alla filiale della stessa banca di Conegliano (31 dicembre).

Roberto Marchesini è stato arrestato dalla polizia croata su mandato di cattura europeo dei giudici veneziani. L’uomo, di origini trevigiane, è residente da anni in Croazia, procurava le armi alla banda che riforniva grazie al padre Enrico, pensionato, arrestato l’estate scorsa a Trieste perché trovato con una Skorpion e un kalashnikov, nascosti in auto.

Terzo e ultimo step di un’indagine iniziata due anni fa con l’arresto di due malviventi che stavano preparando una rapina a Marghera. Poi, tra maggio e dicembre dello scorso anno, sempre gli uomini di Angela Laureetta, hanno arrestato diciannove persone responsabili di diverse rapine riuscite e di alcune tentate tra Venezia, Treviso, Padova e Friuli. La seconda fase dell'operazione "Mask" si era conclusa l'ultimo giorno dell'anno con sei ordinanze di custodia cautelare - cinque delle quali notificate in carcere a banditi già arrestati nella stessa indagine a maggio per altre rapine - e una che ha consentito di portare in carcere Giuseppe Martini, 55 anni, fermato nella sua casa di Cadoneghe. I cinque destinatari in carcere dell'ordinanza di custodia cautelare sono Michele Gelain (47) di Marghera; Marco Carraro (41) nipote di Costante Carraro (66), entrambi di Fiesso d'Artico ma residenti a Vigonovo; Delfino Fincato (58) di Piove di Sacco; e Moreno Scanferla (55) di Cadoneghe. A maggio con loro erano finiti in carcere altri dodici rapinatori, figure di spessore criminale inferiore. Sempre a maggio era finito in carcere Enrico Marchesini, 70 anni, accusato di essere il passeur, colui che faceva avanti e indietro dalla Slovenia e Croazia per partecipare, così diceva, a battute di caccia dalle quali tornava con il bagagliaio carico: non di selvaggina ma di kalashnikov. Armi destinate al gruppo smantellato. L’arresto dell’insospettabile

pensionato residente a Mogliano era arrivato a sole due settimane di distanza dall'operazione, che aveva visto l'arresto della prima tranche di rapinatori. Complessivamente l’operazione ha portato dietro alle sbarre 22 rapinatori, mentre una ventina sono i fiancheggiatori indagati.

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