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l'inchiesta

Influenza: l'85% dei sanitari non si vaccina

Rifiuto generalizzato tra medici, infermieri, tecnici, dirigenti e personale di supporto. Lettera appello delle aziende ospedaliere venete: 50 mila fiale inutilizzate

VENEZIA. «La campagna vaccinale per influenza rivolta al personale in Azienda è stata purtroppo caratterizzata da una ridotta affluenza, rispecchiando quanto è avvenuto anche per la popolazione generale. Si ritiene utile confermare la disponibilità dell’offerta vaccinale presso l’ambulatorio dedicato»: la circolare interna inviata dal direttore medico dell’Azienda ospedaliera di Padova, Anna Maria Saieva, non è un caso isolato; lettere di analogo contenuto stanno circolando in numerose Ulss del Veneto a conferma di una tendenza a dir poco sorprendente: circa l’85% del personale sanitario - medici ospedalieri e di base, infermieri e tecnici, semplici addetti e dirigenti - non si sottopone alla vaccinazione. Il fenomeno, accertato dall’osservatorio della sanità regionale, è diffuso in modo uniforme sull’intero territorio regionale e lascia interdetti i fautori della campagna di prevenzione del virus, mai così insidioso. «Purtroppo la gran parte degli operatori della sanità sottovaluta i rischi di contagio», conferma il virologo Giorgio Palù, specialista di rilievo europeo e strenuo alfiere della vaccinazione «ed è incredibile che tale comportamento sia adottato anche da chi opera quotidianamente a stretto contatto con pazienti infetti e focolai aggressivi».

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Non solo camici bianchi, però. L’effetto mediatico dei sequestri di fiale (Fluad in primis) combinati a decessi sospetti ha fatto sì che un numero consistente di soggetti a rischio abbia disertato l’appuntamento in ambulatorio. Né l’esito delle indagini - che hanno scagionato da ogni responsabilità il prodotto, tornato regolarmente in commercio - ha modificato l’atteggiamento di rifiuto. E se a cavallo del 2013-2014 il 58,5% degli over 65 (assunti come categoria standard di riferimento) si era sottoposta a vaccino, quest’anno le previsioni indicano una flessione nell’ordine del 5%. Una percentuale che incide notevolmente sul fattore di rischio, proprio perché riguarda i soggetti esposti più di altri al contagio: «Abbiamo persone anziane ricoverate d’urgenza, alcune hanno la febbre altissima, altre sono state poste in rianimazione, abbiamo spiegato più volte che l’unico rischio reale legato alla vaccinazione è quello di rifiutarla in nome di timori infondati e anti-scientifici, purtroppo siamo stati facili profeti», è lo sfogo che si raccoglie negli uffici della sanità a Palazzo Balbi. Dove si definisce già «ingente» il costo della mancata prevenzione che il sistema del welfare sarà chiamato a sostenere. E a proposito di oneri finanziari: quest’anno (analogamente al precedente) lo stock di vaccini acquistato dalla Regione ammonta ad un milione di dosi, il cui costo medio (sono essenzialmente di due tipi) ammonta a circa 4 euro; presumibilmente ne resteranno in magazzino 50 mila, per un valore di circa 200 mila euro. Non proprio l’ideale... «Ma è il minore dei problemi a fronte della prospettiva di complicanze patologiche diffuse», replicano da Venezia «nella prossima stagione influenzale dovremo attuare una campagna di informazione e sensibilizzazione capillare, affidandoci soprattutto ai medici di base, gli unici, forse, in grado di orientare le scelte dei pazienti frastornati da troppe voci incontrollate».

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