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Bibione

Stroncato dal male, ingegnere elettronico muore a 39 anni

Lutto a Bibione per la scomparsa di Francesco Moretto. Lascia nel dolore la compagna Barbara, il figlio e i genitori

BIBIONE. Ancora un morto per tumore di Bibione, il trentesimo dall’inizio del 2014. Abitava però da alcuni anni ad Azzano Decimo, l’ingegnere elettronico Francesco Moretto. Aveva appena 39 anni ed era padre.

Lavorava alla Electrolux Professional, nella sede di Vallenoncello, a Pordenone, in via Treviso 15. Si reciteranno in suo suffragio due rosari: il primo oggi alle 17.30 nella chiesa di via Antares a Bibione, il secondo alle 18 di domani nella chiesa arcipretale ad Azzano, dove lunedì con inizio alle 14 verranno celebrate le esequie, prima della partenza della salma per Bibione, nel cui cimitero Moretto riposerà in pace.

Il 39enne è morto ieri mattina, in casa, per colpa di quella malattia che lo tormentava da due anni. Le cure all’Hospice di Pordenone non sono state sufficienti per salvarlo.

Accanto a lui ha voluto esserci il padre, Giacomo, da tempo collaboratore della parrocchia di Bibione e braccio destro del parroco, don Andrea Vena.

Francesco è cresciuto in una famiglia molto religiosa. Lascia nel dolore anche la madre Daniela Pramparo; la compagna Barbara, una donna che aveva conosciuto sul posto di lavoro. Dopo gli studi all’Itis di Portogruaro, Francesco si era iscritto all'università di Trieste dove si era laureato con profitto alla facoltà di Ingegneria elettronica. Immediata l’assunzione alla Electrolux, Moretto è stato destinato all'ala Professional, cioè il ramo della vecchia industria Zanussi destinato alla produzione e distribuzione di soluzioni professionali per il settore della ristorazione e dell’ospitalità.

E proprio sul posto di lavoro è avvenuto l’incontro che gli ha cambiato la vita, quello con la compagna Barbara, che gli ha dato l’impagabile gioia di diventare padre.

Insieme hanno deciso di piantare radici e andare a vivere ad Azzano Decimo, vicinissimi al luogo di lavoro, per coronare il sogno di diventare una famiglia. Francesco però non ha mai dimenticato la sua Bibione, nella quale era cresciuto. Un legame così forte da trascorrerci interi fine settimana e le ferie estive. Lì incontrava i vecchi amici di un tempo, gli stessi che adesso lo piangono.

«Francesco aveva un carattere buono, era umile e generoso,

non è mai stato spavaldo», dice commosso il padre Giacomo», ho voluto accompagnarlo negli ultimi momenti della sua vita. Con noi c’era anche don Andrea Vena. Gli abbiamo impartito il sacramento dell’unzione degli infermi, dopo vednti minuti se n’è andato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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