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Cgil: «Ora i calzaturieri assumano operai italiani»

Colletti: «Il comparto ha aumentato i fatturati del 30% ma non ha dato lavoro» Proposta per riformare maestranze. «Solo così il settore avrà futuro in Veneto»

STRA. «Le imprese calzaturiere per battere il fenomeno dei laboratori clandestini, e per tutelare il made in Italy, visto che hanno fatto buoni fatturati nel 2014, assumano lavoratori italiani e non stranieri. Lavoratori quelli stranieri che sono ricattabili e che hanno un livello di qualità del lavoro quasi sempre inferiore a quello dei nostri connazionali». A dirlo facendo una analisi del comparto è il segretario della Filctem Cgil Riccardo Colletti. Il distretto calzaturiero della Riviera del Brenta conta quasi 11 mila occupati e 500 aziende a cavallo fra le province di Padova e Venezia.

Colletti parte da un dato di fatto: «Il distretto calzaturiero della Riviera del Brenta ha collezionato, anche durante il periodo della crisi, dei dati economici invidiabili. In media i fatturati delle aziende sono cresciuti nel 2014 del 20 – 30% rispetto all’anno precedente. Non si è vista però alcuna assunzione in più o se ci sono state, si contano sulle punta delle dita. Dove vanno a finire tutti questi guadagni? Speriamo non in commesse a laboratori cinesi e speriamo neppure in delocalizzazioni».

Una soluzione per garantire per i prossimi decenni il made in Italy sinonimo di prodotti di lusso in Riviera, per Colletti c’è: «Per battere la crisi occupazionale vanno formate figure forti e stabili in grado di realizzare un prodotto riconosciuto a livello internazionale. Questa garanzia arriva solo dall’assunzione di lavoratori, giovani e meno giovani, italiani. Sono lavoratori meno ricattabili di persone che arrivano disperate e con il permesso di soggiorno in scadenza. Ma se si vuole far crescere e coltivare qualità e continuità per il successo del prodotto, questa appare una strada obbligata».

Colletti poi si sofferma sul fatto che nel 2014, si sono siglati accordi per poter combattere il fenomeno della contraffazione e del lavoro nero proprio in Riviera del Brenta. «Dopo aver siglato gli accordi», dice, «è ora che si faccia sul serio. Va trovato al più presto l’ente certificatore in grado di avviare il protocollo firmato a maggio fra sindacati e i rappresentati di categoria come l’Acrib». La Filtcem Cgil in questi mesi ha coinvolto anche i sindaci e le forze politiche. «Va apprezzato», dice

Colletti, «sia lo sforzo fatto dal vicepresidente della Camera, Luigi di Maio, sia l’impegno promesso da diversi sindaci della zona, in particolare da quelli di Mira e Noale. Stavolta però è ora di fare sul serio e nel 2015 dalle parole si deve passare ai fatti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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