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grandi opere e malaffare

La cricca del Mose voleva il Contorta

Intercettazioni svelano i messaggi di Baita e Adami con Mazzacurati e un incontro tra l'ex capo del Consorzio Venezia Nuova e Paolo Costa

VENEZIA. Erano stati scarcerati, dopo essere rimasti in una cella o nella propria casa agli arresti domiciliari, Piergiorgio Baita il 21 settembre 2013 e Giovanni Mazzacurati poco prima, l’8 agosto. Entrambi avevano deciso di raccontare quello che sapevano dei fondi neri, della corruzione ai vari livelli, eppure nel marzo 2014, quando entrambi si erano dimessi dal consiglio d’amministrazione della «Mantovani» il primo e dalla presidente del Consorzio Venezia Nuova il secondo, continuavano a tenere le fila degli affari. Al centro del loro interesse c’era lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, quello per far passare in laguna le grandi navi da crociera. Si muovono per convincere Paolo Costa, il presidente dell’autorità portuale ad affidare al Consorzio, alla Mantovani quell’intervento da 200 o 300 milioni di euro. E con loro c’è il padovano Attilio Adami, presidente della società di ingegneria «Protecno srl» di Noventa Padovana.

C’è una relazione degli investigatori della Guardia di finanza di Venezia, quelli che hanno arrestato Mazzacurati nell’ambito dell’indagine del pm lagunare Paola Tonini per la turbativa d’asta della gara dell’Autorità portuale. Una delle innumerevoli relazioni, scritta sulla base di intercettazioni, accertamenti e studio della documentazione. Relazione che è finita anche sul tavolo del pubblico ministero di Padova Giorgio Falcone, che per competenza territoriale sta indagando sul consulente finanziario milanese Andrea Agostinone, fuggito a Dubai e ancora latitante. Si legge che nel marzo 2014 Baita e Adami chiedono a Mazzacurati di usare la sua influenza, evidentemente ancora intatta o quasi nonostante l’arresto e le confessioni, e di fare in modo che se il canale Contorta si dovesse fare il lavoro spetterà loro. E Mazzacurati si muove, tanto che poco prima della sua partenza per la California, dove è tuttora, lo va a trovare Paolo Costa. Concluso l’incontro, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova rassicura Baita, spiegandogli che il presidente dell’Autorità portuale sembra davvero disponibile ad accogliere i suoi suggerimenti. Non si tratta di una totale sorpresa, visto che quattro mesi prima, il 10 novembre 2013, il consigliere comunale Beppe Caccia con un’interrogazione al sindaco Giorgio Orsoni chiedeva: «Anche il canale Contorta Sant'Angelo sarà affidato al Consorzio Venezia Nuova, grazie al regime di concessione unica, nonostante le inchieste penali in corso sul condizionamento esercitato da una potente lobby sulla vita produttiva e politico amministrativa in laguna?».

E l’interrogazione ricordava che «all'attività di studio e progettazione del canale Contorta Sant'Angelo sarebbe stata affidata dall'Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque alla «Protecno srl» con il coinvolgimento dell'ingegnere veneziano Daniele Rinaldo, già direttore di cantieri del Consorzio Venezia Nuova, e marito di Maria Teresa Brotto, ex dirigente dello stesso Consorzio Venezia Nuova e della società Thetis» (arrestata e uscita dall’inchiesta Mose con un patteggiamento). Ma Caccia, questa volta assieme ad un altro ex amministratore comunale, Gianfranco Bettin non ha mollato l’osso e ieri hanno dichiarato essere inaccettabili le pressioni del ministo Maurizio Lupi e del governatore Luca Zaia per lo scavo del Contorta. «Inaccettabile è la riproposizione,

da parte di Governo e Regione, della stessa logica di scavalcamento e forzatura delle procedure che abbiamo visto nei vent’anni del “sistema Mose”. E abbiamo tutti visto quali danni questa logica abbia portato e quali illegittimi interessi corruttivi si siano, nelle sue pieghe, imposti».

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