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Bunker, orti e piscine. Benvenuti a Cavallino

Le immagini di Olivo Barbieri dedicate alla striscia di terra tra mare e laguna: un territorio anfibio nel quale si concentrano la storia, le spiagge e il Mose

CAVALLINO. È anche una questione di campanile, sicuramente d'orgoglio e, ma solo sommessamente, di confronto.

Quella Cavallino che quindici anni fa si rese autonoma sganciandosi infine dalla sudditanza con Venezia; quella sottile lingua di terra imprigionata tra l'acqua salata del mare, quella salmastra della laguna e l'azzurro del cloro delle piscine; quel rosario di piccoli paesi dai nomi che sembrano usciti da Monopoli - Ca' Savio, Mesole, Treporti - per il sesto anno consecutivo offre a se stesso il cadeau di un libro fotografico d'autore forte come la sua storia.


L'autore scelto dal Comune per l'edizione 2014 del progetto "Cavallino-Treporti Fotografia" è Olivo Barbieri, classe 1954, originario di Carpi, quattro partecipazioni alla Biennale di Venezia, da trent'anni con la valigia in mano e da sempre con la macchina al collo, chiamato a puntare l'obiettivo «con lo scopo di rileggere e indagare il territorio» di quella strisciolina di spiagge e orti che, dopo aver difeso Venezia per secoli, ora pensa anche a se stessa.


Arrivato dall'altro capo del mondo, Barbieri ha abbracciato i quindici chilometri di sabbia dorata di Cavallino con uno sguardo, forse - forse - per un attimo si è detto «tutto qua?», per poi accorgersi che davanti a sé aveva un territorio anfibio e multiforme, capace di chiudersi durante l'inverno in un borgo di 13 mila anime e di aprirsi come un'ostrica a sei milioni di presenze nei mesi estivi.

Nell'obiettivo di Barbieri - che, come scrive bene Francesco Zanot nell'introduzione del libro, «gira intorno ai soggetti come un falco» - entra, dall'alto dell'elicottero, un intero cosmo cangiante fatto di quiete e dune sabbiose, e il giorno dopo di quintali di carni sfrigolanti al sole, orge di bikini, campeggi sterminati, parchi giochi, discoteche, giostre al neon, canotti, salvagenti, plastica, materassini; fatto di campanili che sembrano matite, piazzette assolate, campi di asparagi, zucchine, peperoni; fatto di un passato remoto che risale all'epoca romana, un passato lontano di bunker, forti e batterie della Grande Guerra e fatto anche del futuro giallo limone del Mose. Tutto insieme. Fatto anche delle chiacchiere dei residenti che ieri mattina hanno affollato il municipio per la presentazione del libro intitolato "From bunkers to swimming pool" (editore Danilo Montanari, 30 euro) che, alla presenza del sindaco Claudio Orazio, è stata la festa di tutti.


« Cavallino si colloca in una zona dove ci sono tantissime cose ed è, a mio avviso, un luogo abbastanza misterioso in quanto luogo destinato a difendere Venezia», spiega Barbieri. «Se si parla di Jesolo tutti sanno cos'è. Il Cavallino molto meno. Questa è la prima cosa che mi ha colpito. Di fronte a un luogo così composito la cosa difficile è stata quella di dosare i punti di interesse. Le fortificazioni, gli orti, la laguna che è molto forte. Tutte queste dimensioni hanno dovuto coabitare per creare un equilibrio nel racconto. Ma quello che forse mi ha affascianto di più, anche se normalmente prediligo la spiaggia durante la stagione invernale, è stato turismo di massa perché anticipa quello che diventerà il mondo tra 10-20 anni».


La personalissima visione di Cavallino di Olivo Barbieri segue quelle di altri sei fotografi ai quali il Comune (con il sostegno di Vittorio Vianello spa e progetto e organizzazione di Villaggio Globale International) negli anni ha affidato l'incarico dell'immortalità della propria immagine.


Dalle visioni architettoniche di Marco Zanta agli scorci paesaggistici di Franco Fontana, dalla fotografia "democratica" di Guido Guidi a Giovanni Chiaramonte che ha indagato su via Fausta, passando per Fausto Giaccone che ha omaggiato gli umani delle pietre e per Filippo Romano.


L'anno scorso era stato pubblicato anche un catalogo speciale edito da Skira che raccoglieva alcuni dei lavori dei primi cinque fotografi. Un po' (molto) selfie. Però.

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