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In prima linea sui forti del litorale

Cavallino protagonista delle battaglie, alcune strutture militari strategiche risalgono al Risorgimento

CAVALLINO. Per la sua storica posizione strategica, a difesa di Venezia e delle isole lagunari da un lato e dell'entroterra dall'altro, il litorale di Cavallino-Treporti ospita la più alta concentrazione europea di forti, batterie, torri telemetriche e strutture militari antiche. Un sistema di fortificazioni di manifattura asburgica e italiana davvero unico per accessibilità e consistenza. Alcune strutture militari, come il Forte Treporti, eretto dagli austriaci tra il 1845 e il 1851, sono di epoca risorgimentale, mentre la maggior furono edificate nei primi decenni del '900, completando la robusta catena di giganti fortificati costieri, triangolati da una corona più arretrata di torri di avvistamento alte fino a sette piani, che ancor oggi costituiscono un vero e proprio manuale dell’evoluzione dell’architettura militare a cavallo tra due secoli di storia.

«Un percorso museale all’aria aperta», ricorda il ricercatore storico Furio Lazzarini, «che attende ancora di essere scoperto nel suo inestimabile valore, recuperato prima che cada in rovina, messo a sistema e valorizzato turisticamente, per raccontarci ancora del suo importante ruolo nel primo grande conflitto mondiale». Già dal 1914, infatti, la 252esima squadriglia idrovolanti Giuseppe Miraglia ebbe a Punta Sabbioni una propria sezione staccata con hangar e stazione di volo dotata prima di tre aerei del tipo FBA da ricognizione e poi di altrettanti idro-caccia Macchi M.5. Fu però dall'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio 1915 che l’intero litorale di Cavallino-Treporti giocò un ruolo fondamentale come formidabile postazione di artiglieria grazie alle sue potenti batterie costiere. Le prime ad entrare in servizio, già dal 1912, erano state le batterie Vettor Pisani e San Marco, puntando verso il mare, rispettivamente, sei obici da 280/L e due potenti cannoni da 305/50. Ad esse si aggiunse ben presto la batteria Radaelli dotata di quattro cannoni da 152/50, che raggiungevano l’incredibile gittata di 19,5 km, per una linea di fuoco poi completata dalla modernissima batteria Amalfi, fiore all'occhiello dell'artiglieria regia del litorale fin dalla sua inaugurazione del 1917, tanto da meritarsi le visite di studio da parte di ufficiali russi e giapponesi, grazie alla mastodontica torre binata da 381/40 Vickers che poteva centrare un bersaglio al minuto primo fino a 19,8 km di distanza, scagliando enormi granate da 876 kg l'una.

Le batterie di Cavallino-Treporti dopo lo sfondamento di Caporetto da antinave furono convertite in artiglieria pesante per utilizzarle soprattutto sul fronte terrestre del Basso Piave e lungo la costa adriatica, dove vennero a contrapporsi la terza armata Invitta comandata da Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, e la quinta armata Isonzo Armee del feldmaresciallo Svetozar Borojevi? von Bojna. «Le battaglie più cruente iniziarono nei primi giorni di novembre 1917» continua Lazzarini «quando la prima divisione di cavalleria austroungarica riuscì a oltrepassare il fiume nella sua parte più orientale, raggiungendo Caposile, Cavazuccherina, odierna Jesolo, e Cortellazzo, attestandosi così lungo il corso della Piave Vecchia e del canale Cavetta, minacciando direttamente Venezia».

In quei drammatici giorni e per un intero anno, il litorale di Cavallino fu anche il principale punto di raccolta e smistamento di uomini e materiali destinati alle prime linee sul Basso Piave. Nell'anno seguente, le potenti bocche da fuoco delle sue batterie, in primis l'Amalfi, batterono le prime linee austroungariche, in particolare durante la Battaglia del Solstizio del 15-21 giugno 1918 e il successivo contrattacco

italiano del 2-6 luglio nella Battaglia tra le due Piavi, contribuendo alla riconquista dell'Isola della Piave, che fu il primo passo verso l’offensiva italiana finale che culminerà il 4 novembre 1918 con la definitiva sconfitta dell’Impero austroungarico.

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