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Tifosi aggrediti, caccia agli ultras violenti

San Donà. La Digos ha convocato i testimoni per cercare di individuare i colpevoli degli scontri al San Liberale di Treviso

Gli agenti della Digos di Treviso a caccia degli autori dell’agguato ai tifosi del San Donà. Gli investigatori hanno già iniziato a sentire i primi testimoni e vogliono chiudere al più presto il cerchio sulla trentina di giovani che nel tardo pomeriggio di domenica, travisati da caschi o passamontagna, hanno aggredito all’esterno dell’impianto sportivo di San Liberale a Treviso i supporter della squadra sandonatese, danneggiando il pullman della società ospite e anche alcune auto in sosta.

Ciò che trapela dagli ambienti investigativi è la sorpresa per un fatto del tutto inaspettato. Mai prima di due giorni fa, nella Marca, s’era assistito a scontri al termine di una partita di calcio di Terza Categoria. Scontri che non hanno coinvolto i tifosi delle due squadre avversarie, il San Giuseppe Aurora e il Città di San Donà. «Stiamo indagando a 360 gradi», spiega il dirigente della Digos, Gian Fabrizio Moschini, «nessuno ha visto sciarpe o stemmi che potessero distinguere la provenienza degli aggressori. Per questo riteniamo prematuro sostenere che si tratti della tifoseria del Treviso».

Che a innescare l’agguato ai tifosi del San Donà sia stata una delle frange più calde del tifo biancoceleste, resta una delle ipotesi, al momento, più battute, anche se non lo si dice ufficialmente. «Non c’era nessun motivo», conclude Moschini, «per adottare un sistema di monitoraggio tra due squadre di Terza Categoria. Diverso sarebbe stato se a venire a Treviso avesse giocato, per esempio, la Mestrina. È arcinota infatti la rivalità tra Treviso e Mestre, anche al di fuori dell’ambiente calcistico».

Il bilancio dell’agguato è il danneggiamento di alcuni mezzi in sosta ed il ferimento di alcuni tifosi che, comunque, non sono ricorsi alle cure dell’ospedale. «È stato un agguato vigliacco», spiega Daniele dorigo, presidente del Città di San Donà, «qualche nostro tifoso è rimasto ferito e sanguinante. Poteva andare molto peggio: c’era gente che è arrivata con spranghe e badili. Di sicuro l’intervento di una pattuglia della polizia poteva evitare l’agguato. So che i dirigenti dell’Aurora avevano chiamato poco dopo l’inizio della partita le forze dell’ordine per segnalare la presenza sospetta di alcuni giovani che si nascondevano all’esterno dello stadio».

Una chiamata che è stata confermata dal dirigente del San Giuseppe Aurora, Marco Briganti: «Abbiamo chiamato il 113 alle 14.43 per segnalare quelle presenze sospette nel piazzale esterno del campo sportivo. So che probabilmente quegli stessi giovani, prima dell’agguato, sono entrati nella Pasticceria San Liberale per chiedere da bere. Ma la titolare, che stava chiudendo il locale, s’è rifiutata e all’indomani ha trovato danneggiati i tavolini esterni del locale».

Nel frattempo il sindaco di Treviso Giovanni Manildo ha espresso solidarietà ai tifosi veneziani: «Un episodio inaccettabile che riempie il cuore di tristezza. La violenza che si è consumata all'esterno degli impianti sportivi di San Liberale non trova giustificazioni. Come sindaco della città voglio esprimere tutta la mia vicinanza alle vittime di questa follia».

Anche l’allenatore

dell’Asd Treviso calcio è sorpreso: «Siamo di fronte a un fatto surreale, estraneo a ogni logica». Allibito il direttore sportivo della sociaetà Roberto Tonicello: «Esprimo la più ferma condanna e la mia piena solidarietà alla società e ai tifosi sandonatesi» .

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