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Assalti ai laboratori orafi, quattro arresti

In manette anche un ex della Mala. Per i carabinieri la banda è responsabile di rapine armate con bottini milionari

FIESSO. È partito tutto da una rapina: un orafo aggredito nel Bassanese, un bottino da un milione e trecentomila euro, la fuga su un’Audi. Per i carabinieri, ore e ore a controllare le immagini delle telecamere per riuscire a rintracciare quella macchina rubata e poi mesi di indagini per identificare la banda.

L’arsenale. La svolta era arrivata un anno fa quando, in un garage del Veneziano, era stato trovato un vero e proprio arsenale: cavi d’acciaio, tagliamuri, guanti, un “ariete” per sfondare le vetrine. Ma quello era il minimo. Perché c’erano anche due pistole Beretta 98 Fs e due Smith & Wesson, un sacco di chiodi a quattro punte (per forare le gomme in caso di inseguimento), esplosivo (ideale per far saltare i bancomat) proiettili, un fucile a pompa, giubbotti antiproiettile e quattro Kalashnikov. Il blitz aveva portato all’arresto di un insospettabile e di un ex della Mala del Brenta: Cristian Baldan, 43 anni, e Massimo Nalesso, 58 anni, entrambi residenti a Fiesso d’Artico. I due erano stati accusati (e nei giorni scorsi per entrambi è arrivata la condanna al processo in primo grado) di detenzione illegale di armi comuni, armi da guerra ed esplosivo.

La svolta. Ora il puzzle si è arricchito di nuovi tasselli, con un’ulteriore svolta nelle indagini dei carabinieri della compagnia di Bassano e del nucleo investigativo di Vicenza. Svolta che ha portato a quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere. Era chiaro che quelle armi dovevano servire a mettere a segno colpi in grande stile. Ed è proprio la rapina al laboratorio Giante di Marchesane, nel Bassanese, che viene contestato al gruppo.

Gli arresti. La misura riguarda, oltre ai due arrestati dello scorso anno, anche Moreno Monetti, 56 anni di Dolo, e Simone Rampin, 38 anni di Fossò. Tutti (eccetto Cristian Baldan che era agli arresti domiciliari) erano già in carcere. Erano stati arrestati nei mesi scorsi per una rapina dell’aprile 2012, a Veggiano (Padova). I malviventi con i mitra, dopo aver disarmato tre guardie impegnate a prelevare del danaro dalla cassa continua di un supermercato, si erano fatti consegnare oltre un centinaio di migliaia di euro e prima di allontanarsi avevano sparato al capo scorta.

Le rapine. Una rapina da un milione e trecentomila euro al laboratorio orafo Giante di Marchesane il 17 ottobre dell’anno scorso, si diceva. Ma i carabinieri ritengono che, sempre loro, abbiano messo a segno almeno altri tre colpi nel Vicentino. Il primo, in ordine di tempo, alla Legor di Bressanvido il 6 febbraio del 2012. Come sempre erano arrivati in quattro, con tute mimetiche, anfibi, passamontagna e mitra. Pochi minuti di terrore e poi la fuga con cinque chili d’oro, argento e platino, valore complessivo duecentomila euro. Gli ultimi dipendenti stavano uscendo e il cancello era aperto. I banditi erano entrati con un furgone, avevano sfondato il portone e costretto l’unica persona rimasta ad aprire la cassaforte, puntandogli il mitra alla testa.

Il 14 marzo 2013, assalto alla Zancan Store di Nanto. Mancava poco alla chiusura quando era arrivato un uomo, una sciarpa su mezzo volto, in mano un pacchetto. Diceva di dover fare una consegna ma una volta dentro aveva tirato fuori una pistola. Subito dopo, l’arrivo di altri due banditi, mentre un quarto era rimasto sulla porta a controllare. Una rapina da professionisti, scegliendo con cura i gioielli. Bottino: un milione.

Il colpo fallito. A marzo dello scorso anno, nuovo assalto alla Legor. Erano le 18.40, il centro orafo aveva chiuso da poco ed era rimasto un addetto alla sicurezza. Un boato improvviso e sui monitor aveva visto i quattro: avevano aperto il cancello

elettrico e poi, rapidi, avevano cercato di togliere le grate della finestra del bagno. Erano entrati proprio nel momento in cui il custode era corso fuori e aveva dato l’allarme, dopo aver attivato tutti i dispositivi di sicurezza, mandando all’aria il colpo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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