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«Conferenza sulla sanità l’ennesima presa in giro»

Sede ospedale unico, il sindaco Cereser attacca il presidente Striuli e la Regione «Nell’ultimo mese sono accadute cose molto gravi, si deve fare chiarezza»

«La riunione della Conferenza dei sindaci sanità è stata l’ennesima presa in giro». Andrea Cereser sull’ospedale unico rompe gli indugi e non ha più mezzi termini dopo che è stata bocciata, anche dal sindaco Pd di Portogruaro, la sua proposta di voto ponderato che tenga conto del numero degli abitanti.

Se la prende con il presidente, Luciano Striuli e quindi con Daniele Stival. Ricostruisce le tappe del dibattito iniziato lo scorso anno. A febbraio lo studio affidato a un gruppo di tecnici della Regione, valutando le candidature di sei comuni, che indica come migliore il sito di San Donà. Poi la Conferenza dello scorso giugno e il presidente che invitava tutti i Comuni a formulare osservazioni. Su venti, solo sette le presentavano, tra cui San Donà con ulteriori argomenti a sostegno.

«Nell’ultimo mese, però», rileva Cereser, «sono accadute cose molto gravi, non adeguatamente gestite né dalla Conferenza né dal suo presidente. Ad esempio, il direttore del Consorzio di Bonifica esprime impropriamente giudizi sul lavoro della commissione. O anche, un assessore regionale, Stival, convoca nella sede del Consorzio di Bonifica un dirigente del mio Comune per parlare di ospedale unico senza informarmi. Lo stesso assessore prende posizione sull’ubicazione dell’ospedale unico a favore della zona in cui risiede. E inoltre il presidente della conferenza dei sindaci, anziché difendere il lavoro della commissione, dice che si può anche non tenerne conto e che alla fine la Regione può decidere quello che vuole, nonostante le parole contrarie pronunciate dall’assessore Coletto davanti a tutti i sindaci. È chiaro che c’è stato un approccio da dilettanti. Si è polarizzata la questione sul tema del sito, trascurando aspetti importanti quali le caratteristiche, la convenienza, i costi e il percorso. Non si può pensare di dire alla gente “ti tolgo l’ospedale” senza prima garantire quali strutture rimarranno. Nel frattempo va avanti il piano di dismissione degli ospedali esistenti che prefigura la spaccatura della sanità della Venezia Orientale con chirurgia da una parte, a Portogruaro, e medicina dall'altra, a San Donà».

Cereser teme che i pazienti diventino pendolari in ambulanza. «E chi verrà a partorire a San Donà», si chiede, «in assenza di chirurgia generale e rianimazione? Chi andrà a operarsi a Portogruaro se mancano neurologia e cardiologia? A meno che non sia proprio questo il disegno che si intende perseguire».

Ma allora la Regione lo dica chiaramente, e venga a spiegare ai cittadini come è possibile che, su 50 ospedali presenti in Regione, proprio San Donà, nona città del Veneto, debba perdere il proprio. Prioritaria è l’azione di contrasto al piano regionale e la richiesta di adeguamento del contributo alla media delle altre Asl, che ci fa perdere oltre venti milioni all’anno. Chiedo, a nome dei cittadini di San Donà e della Venezia Orientale, che la Regione ci spieghi come mai in questi anni la nostra Asl è stata così penalizzata rispetto alle altre. Chiedo che il

presidente della Conferenza dei sindaci sanità dia una spiegazione sugli strani accadimenti di queste settimane e dica se la Conferenza è ancora legittimata a trattare di questo argomento o se sia meglio per i sindaci rivolgersi direttamente al presidente Zaia».

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