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Veneto Nanotech in rosso accordo con i ricercatori

La Regione si impegna a finanziare ancora la società di innovazione con sedi a Marghera, Rovigo e Padova: in cambio progetti con un ricavo immediato

MARGHERA. La Regione si impegna a finanziare ancora Veneto Nanotech e in cambio i ricercatori ridurranno i progetti a lungo termine per rafforzare quelli con un ricavo immediato. È questo l’accordo che, in via informale, è stato ipotizzato ieri mattina a Palazzo Bembo in un incontro tra gli assessori Roberto Ciambetti e Isi Coppola e una delegazione in rappresentanza dei 70 ricercatori di Veneto Nanotech. Si tratta della società di innovazione nata nel 2003 per favorire il dialogo tra istituzioni, imprese e ricerca. Il socio di maggioranza è la Regione che di recente ha avanzato l’ipotesi di non finanziare più la società in quanto il bilancio di Veneto Nanotech è in perdita.

Domani a Padova ci sarà un’assemblea tra soci alla quale parteciperà anche Coppola e si avranno delle risposte più chiare sulla sorte degli scienziati, ingegneri e biologi che lavorano nelle tre sedi di Marghera (al Vega), Rovigo e Padova. Ieri mattina una cinquantina di ricercatori, in camice bianco, sono usciti dai laboratori per manifestare in Campo San Tomà contro l’ipotesi del taglio che manderebbe a casa molti ricercatori. «Il problema a monte», ha detto il direttore scientifico Diego Basset, «è che noi abbiamo progetti a lungo termine il cui ricavato non si vede subito. Veneto Nanotech è conosciuta non solo a livello nazionale perché coordiniamo progetti europei (uno sull’aerospazio e uno sui beni culturali) e due nazionali per valorizzare il Made in Italy. Eccetto due tecnici, siamo tutti laureati con dottorato o esperienza all’estero e ci teniamo a rimanere qui e contribuire alla crescita delle aziende venete».

Dopo quasi due ore la delegazione è stata ricevuta. Entrambi gli assessori hanno dimostrato interesse per la società e rassicurato i ricercatori. «A fine incontro», prosegue l’ingegnere Basset, «è emerso che urge il rimodellamento della struttura. La Regione ci tiene, ma noi dobbiamo ridurre i progetti a lungo termine e ad avere un rapporto ancora più stretto con le aziende in modo che il guadagno immediato sia maggiore». Se non venissero rifinanziati, i ricercatori dovrebbero andare all’estero o riciclarsi con un altro lavoro dato che in molti hanno lasciato un posto per lanciarsi in questa avventura. «Ero amministratore delegato

in una società che fa materiali innovativi nanostrutturati», continua Basset, «e ho lasciato quel posto per portare avanti la missione di diffondere l’utilizzo di materiali innovativi alle imprese. Questo per noi si chiama innovazione».

Vera Mantengoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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