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Sciopero contro i tagli, maestre in corteo

Manifestazione per le precarie di materne e asili nido “eliminate” da Zappalorto. Appello dei partiti al commissario

VENEZIA. Lo “sbarco” dei mille a Ca’ Farsetti non piega Zappalorto. È stato un corteo variopinto, rumoroso e determinato quello che si è snodato ieri mattina da piazzale Roma sino alla sede del Municipio, composto da un migliaio di persone, di cui circa 400 maestre d’asilo e delle materne comunali - ieri in sciopero - che hanno perso il posto in seguito ai tagli al bilancio decisi dal commissario che regge Ca’ Farsetti. Una manifestazione proseguita nel pomeriggio a Mestre. A sfilare con loro, oltre ai rappresentanti sindacali e a 200 dipendenti comunali, c’erano anche molti genitori nella convinzione diffusa che la rinuncia a buona parte delle maestre precarie, alzando - come ha deciso il commissario - da una ogni sei a una ogni otto bambini la percentuale del personale educativo, abbasserà notevolmente la qualità del servizio creando non pochi problemi. La protesta era estesa naturalmente a tutta la manovra di bilancio, in via di approvazione, con i pesanti tagli alle retribuzioni dei dipendenti comunali, con circa un milione e mezzo di euro in meno e ai servizi sociali, in attesa dell’incontro che oggi i sindacati avranno con Zappalorto proprio per cercare di convincerlo a rivedere il bilancio.

Ma anche ieri una delegazione di maestre e genitori, insieme ai rappresentanti sindacali è stata brevemente ricevuta da Zappalorto che però ha opposto un muro di sbarramento a qualsiasi modifica. «Non vuole modifiche», commenta il segretario della Cgil, Sergio Chiloiro, «ma sarà venerdì a Roma dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Del Rio per provare a chiedere un allentamento dei vincoli del Patto di stabilità, sia per il 2014, sia per il 2015». «Approfondiremo l’aspetto del parametro insegnanti/bambini», ha detto Zappalorto, «e se davvero avremo conferma che non rispettiamo la legge regionale, ne prenderemo atto e apporteremo immediatamente le modifiche dovute, trovando le risorse in bilancio, che dovranno comunque essere tagliate da altri capitoli. Noi riteniamo che le scelte fatte siano state abbastanza eque, ben sapendo che i tagli non fanno piacere a nessuno, e che nessuno di noi ha piacere ad adottare tali provvedimenti, che sono però necessari per la nota situazione che si è venuta a creare nel Comune di Venezia. Abbiamo offerto ai sindacati tutto quello che abbiamo a disposizione rispetto alle attuali risorse, ma abbiamo trovato un atteggiamento di chiusura che non porta ad un progresso nella vertenza. Vorrei però ricordare che nessuno parla dell'interesse generale: con questi tagli, certamente sofferti, stiamo mettendo in sicurezza i conti della città, per il bene di tutti». Spiega anche Mario Ragno della Uil: «L’impressione è che però non si renda conto fino in fondo degli effetti delle sue scelte, come la “manovra” contro le maestre, che porterà risparmi molto dubbi e rischia di mettere in crisi tutto il settore dell’infanzia». Se dal Pd - a parte gli ex consiglieri Borghello e Molina che hanno firmato l’appello contro i tagli di Zappalorto - non arrivano commenti, si muovono invece gli altri partiti. «Noi siamo contrari ad un bilancio che è frutto della fallimentare gestione Orsoni e Pd e paga le conseguenze della finanza creativa del partito di maggioranza in città, culminata con la svendita di tutto il patrimonio del comune vendibile», si legge in un comunicato congiunto dei partiti di centrodestra. «Insieme a maestre, genitori e bambini abbiamo denunciato», commenta Beppe Caccia per la Lista in Comune, «gli effetti dei tagli al bilancio 2014, l'assurdità di una situazione dove a pagare il prezzo più alto dello scandalo Mose e, ancora prima, dell’iniqua applicazione del Patto di stabilità interna sono cittadini e lavoratori che si vedono ridurre servizi e stipendi, e precari lasciati a casa». Elena La Rocca per il Movimento Cinque Stelle sottolinea come «portare da 1 a 6 a 1 e 8 bambini il numero delle maestre in servizio significherà per molte di esse doversi occupare di fino a 20 bambini tra i 6 mesi e i tre anni contemporaneamente, con i problemi facilmente immaginabili. È così che si distrugge una delle eccellenze del Comune di Venezia».

                                             

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