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Bollette pazze, contenziosi in crescita

In un anno aumento dell’8 per cento, da gennaio 539 casi di cittadini che contestano fatture errate o troppo care

Bollette pazze, i contenziosi sono cresciuti in un anno dell’8 per cento. Il dato è dell’ associazione dei consumatori Adico di Mestre che ha contato 539 casi da inizio anno di cittadini che hanno avviato contenziosi per fatture errate o troppo care o mai pervenute oppure per ottenere il ripristino di servizi interrotti a causa di calcoli inesatti o per presunta morosità, spesso «senza neanche un preavviso da parte della società erogatrice dei servizi».

Lo staff legale dell'associazione Difesa Consumatori stila anche una statistica: oltre il 30% dei casi riguarda controversie con Eni Spa, il 24% contro Enel Spa. Il 31% delle diffide riguarda problemi con l'erogazione del gas per il riscaldamento. Molti i casi di controversie con i gestori telefonici: addebiti non giustificati né documentati, difficoltà a recedere dai contratti o a cambiare gestore, attivazione di servizi o abbonamenti non richiesti.

Su 160 diffide partite da gennaio a oggi, il 27% riguarda Vodafone, il 22% Telecom, il 14% Tim, il 12% Wind/Infostrada, il 16% TeleTu, il 9% H3G.

I casi non mancano. L’associazione ricorda la vicenda della pensionata di Favaro, Rosanna Busetto, 72 anni, che lo scorso marzo aveva addirittura trascorso una nottata nella sede dell'Adico in segno di protesta perché costretta a stare al freddo dopo tre bollette “pazze” intestate ad un contatore diverso dal suo da parte di Eni o ancora il caso del miranese Franco Dal Corso, che si era visto arrivare una bolletta da 20mila euro a causa del malfunzionamento del contatore. «Entrambe le vicende si sono risolte positivamente con il ripristino dell'utenza e con lo storno della fattura errata».

I problemi in città non mancano: se dalla Confcommercio non segnalano impennate di contenziosi da parte degli associati, dalla Confesercenti di Mestre segnalano il caso della richiesta di Veritas inviata agli ambulanti del settore alimentare dei mercati di Venezia e Mestre (Rialto e via Fapanni) di rimborsare l’importo dell’asporto rifiuti che per un errore dell’azienda era stato conteggiato negli ultimi cinque anni con uno sconto del 50 per cento che non andava applicato. «Richieste di pagamento che a seconda dei casi vanno da 1.500 a cinquemila euro e che ora sono arrivate agli ambulanti di via Fapanni e contiamo altri trenta casi», denunciano Maurizio Franceschi e Tiziano Scandagliato della Confesercenti. «Abbiamo già spiegato che non prevediamo né sanzioni né more e se l’associazione di categoria ci contatta, siamo pronti ad organizzare un piano di rateizzazione per gli associati», spiega da Veritas, Maurizio Calligaro che si occupa della tassa sull’asporto rifiuti. Dall’Adico segnalano che le controversie con Veritas riguardano finora 41 casi, sempre per bollette contestate sul fronte di conteggi o importi elevati.

Dall’Adico spiegano che i problemi sono anche di comunicazione: «Mancano gli interlocutori, gli uffici territoriali non sono raggiungibili o sono inesistenti, i call center rispondono dall'altra parte del mondo, le tempistiche di risoluzione sono sempre incerte: le difficoltà che i cittadini devono

affrontare sono infinite», dice il presidente Carlo Garofolini. «Dall'altro lato abbiamo a che fare con società che certo non si preoccupano di salvaguardare le reali esigenze dei consumatori e non si fanno scrupolo a passare tutta la pratica al recupero crediti».

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