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IL CASO MOSE / E ora Zoggia e Mognato entrano nel mirino dei pm

Dopo la deposizione di Orsoni la procura valuta la posizione dei deputati del Pd. Il tribunale del Riesame: Marchese e Morbiolo ai domiciliari

VENEZIA - il Tribunale del riesame di Venezia presieduto dal giudice Angelo Risi, ieri ha mandato a casa, agli arresti domiciliari, sia il consigliere regionale del Pd Giampietro Marchese sia l’imprenditore di Cavarzere Franco Morbiolo, che erano in carcere. Mentre il terzo,l’imprenditore veneziano Andrea Rismondo,ha rinunciato al ricorso e rimane agli arresti domiciliari. Il giudice veneziano Alberto Scaramuzza aveva scritto che Marchese doveva andare in carcere perché c’era il rischio che con la sua attività inquinasse le prove, «essendo emerso che alcuni dichiaranti lo hanno indicato come soggetto interno alla Regione di livello politico-istituzionale che era stato in grado di informare i correi fornendo notizie riservate delle indagini» e aveva però aggiunto che doveva essere una misura a termine, quello di due mesi.

Adesso, invece, il Tribunale del riesame ha cancellato la scadenza e Marchese potrà restare agli arresti domiciliari per più mesi. Davanti al Tribunale, oltre ai difensori, si è presentata anche il pubblico ministero Paola Tonini che ha consegnato ai giudici due nuovi verbali d’interrogatorio, quelli resi dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e quello dell’ex amministratore delegato dell’Autostrada Venezia Padova: entrambi, infatti, fanno riferimento a Marchese. Il sindaco sostiene sia stato uno di coloro che lo ha spinto a chiedere finanziamenti a Giovanni Mazzacurati per la campagna elettorale delle comunali 2010, mentre Brentan avrebbe riferito di aver ricevuto 12 mila euro come contributo per la campagna elettorale delle Provinciali dello stesso anno e di aver consegnato i soldi a Marchese.

La Procura lagunare, intanto, sta valutando se iscrivere o meno nel registro degli indagati, sulla base delle rivelazioni di Orsoni, i due parlamentari del Pd Davide Zoggia e Michele Mognato, che per ora non sono indagati. Il primo, nel 2010, era candidato alla presidenza della Provincia, poi è stato eletto alla Camera come il secondo, che all’epoca dei fatti era segretario provinciale del partito. Stando ad Orsoni i due, assieme a Marchese, lo avrebbero spinto a chiedere nuovi finanziamenti a Mazzacurati dicendogli «Guarda che il tuo concorrente Brunetta è in vantaggio e dispone di un budget, si dice, di un milione di euro. Fai la figura del pezzente, datti da fare».

Durante l’interrogatorio davanti ai pubblici ministeri, poi, il sindaco di Venezia afferma: «Io devo dire mi sono dato da fare, nel senso che ho insistito con Mazzacurati...Si era proposto lui di finanziare la mia campagna elettorale e mi aveva detto che lui aveva finanziato tutte le campagne elettorali precedenti, ma da una parte e dall’altra». Orsoni, ai magistrati, spiega che si era posto dei problemi di opportunità, ma prima di tutto Mazzacurati avrebbe insistito. Le stesse perplessità sul fatto di essere finanziati dal Consorzio Venezia Nuova le aveva poste anche ai dirigenti del Pd, ma «devo dire con una certa sorpresa», aggiunge il sindaco, « invece di venir dietro alla mia perplessità, trovai una certa... la consideravano come una cosa normale, già rodota». E poi afferma che «avrebbe dovuto seguire con maggior determinazione il suo istinto e dire «Insomma, meglio una manifestazione in meno, ma rimanere in una certa linea».

Con Mazzacurati, Orsoni ha avuto anche scontri e ai pubblici ministeri spiega pure questo: «Il Consorzio e Mazzacurati nel 2012 avevano disegnato uno scenario che prevedeva sostanzialmente di prendersi una grossa fetta dell'Arsenale, ivi compresa la parte nord, per farci un albergo, per farci una grossa speculazione immobiliare». Nell'interrogatorio Orsoni spiega ai magistrati la «tecnica di Mazzacurati sulle partite che lo interessavano, come l'Arsenale, o la Legge speciale. Aveva una tecnica sua, evidentemente cioè quella di pressare le persone.

Lui voleva convincermi delle sue ragioni sull'Arsenale. L'idea era quella di prendere una grandissima fetta da parte loro, metterci il centro operativo del Mose e poi continuare con la gestione del Mose. Io tutto questo l'ho contrastato nel modo più assoluto, mi sono creato tanti nemici».

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