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Morbiolo, da vicesindaco a capo della Coveco

Chi è il funzionario accusato di essere l’intermediario dei fondi neri a Orsoni e Marchese

CONA. Due anni da vicesindaco e una candidatura naufragata, come consigliere comunale il mese scorso. La vita pubblica di Franco Morbiolo, a Cona, è racchiusa in questi due eventi che ne segnano, metaforicamente parlando, l'ascesa e la caduta, ancor prima dell'arresto di ieri, da lui subito nell'ambito dell'inchiesta sul Mose. Ma la sua vera carriera Morbiolo l'ha compiuta come funzionario del Coveco, Consorzio veneto cooperative, di cui era divenuto, nel tempo, presidente del consiglio di amministrazione e direttore tecnico. Una carriera che ha avuto un parallelo percorso politico (dal quasi dimenticato Psi, al Pds, Ds e al Pd dal quale, però, si era distaccato un paio di anni fa) ma solo di appartenenza, senza mai acquisire cariche di qualche importanza. Unica eccezione, il suo ruolo di vicesindaco, tra il 2004 e il 2006, in coincidenza col primo mandato del sindaco Anna Berto. Ma, a ben guardare, un'eccezione che conferma la regola, dato che sono stati proprio i suoi impegni lavorativi nel Coveco a farlo desistere dall'incarico (si dimise anche da consigliere comunale, oltre che da assessore).

Da quel momento, e fino alle recenti amministrative di maggio, non ebbe più ruoli pubblici ufficiali nel suo comune. E, anzi, si allontanò progressivamente dall'ambiente politico, dal Partito democratico e dai suoi ex colleghi. Morbiolo, infatti, abita insieme alla moglie, in via Don Bosco, zona soggetta a periodici allagamenti in caso di maltempo e, probabilmente, rimproverava agli amministratori comunali, il ritardo negli interventi di regimazione idraulica del territorio. Tanto che, avuta l'occasione di tornare in campo, si era candidato con la civica «Cona per Cambiare», di Dario Battistini, senza essere eletto ma contribuendo, si dice, a drenare voti alla lista di Antonio Bottin e Anna Berto che, infatti, ha perso il

Comune. Nella vicenda Mose il suo ruolo, secondo l'accusa, sarebbe quello di intermediario per i fondi neri che avrebbe versato a Marchese e Orsoni, per le rispettive campagne elettorali, “girando” loro denaro proveniente, tramite false fatture, dal Consorzio Venezia Nuova.

Diego Degan

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