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Un fucile che “firma” colpi audaci

Erano armati di kalashnikov i rapinatori del Sisal Point e dei furgoni della Civis

È l’arma che fa rima con Russia, diventata il simbolo di un Paese, dei guerriglieri di mezzo mondo e, Venezia, di bande di rapinatori che hanno nei Paesi dell’ex Jugoslavia i loro canali di approvvigionamento. Erano armati di kalashnikov i rapinatori che il 18 gennaio scorso hanno assaltato l’agenzia Sisal Match Point di Marghera, piazzale Foscari.

Due banditi, armati, con il volto coperto da passamontagna erano entrati cinque minuti prima della chiusura, fissata per le 23. I due erano entrati nell'agenzia di scommesse all’angolo con via Zambelli, e si erano fatti consegnare dalle due addette di sala l'incasso della serata per poi fuggire con un bottino di 17 mila euro, dileguandosi a piedi per le viene adiacenti non prima di aver esploso in aria un colpo.

Armati di kalashnikov erano anche coloro che, con un barchino, nel luglio del 2013, hanno assaltato il furgone della Civis a Sant’Andrea, a Venezia, poco prima delle 7 di mattina. In meno di un minuto i tre banditi erano riusciti a portare via 1 milione e 280 mila euro, soldi destinati in parte al pagamento delle pensioni e il resto a delle banche del centro storico. Dopo il colpo erano scappati con un barchino lungo il canale della Scomenzera. Un colpo messo a segno a cinquanta metri dalla caserma della polizia di frontiera

e scappando poi davanti alla porta acquea della Questura. E sempre armati di kalashnikov erano i rapinatori che a Mestre, in viale Ancona, il 5 gennaio del 2009 riuscirono a scappare con un bottino di 830 mila euro dopo aver bloccato e svuotato un portavalori della Civis. (f.fur.)

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