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Il Papa nomina l’armeno Boghos Zekiyan arcivescovo in Turchia

Nato a Istanbul, ha insegnato a Ca’ Foscari ed è assistente spirituale nel collegio nei padri mechitaristi

VENEZIA. Un sacerdote «veneziano» arcivescovo di Costantinopoli. È una decisione carica di significati, anche simbolici, quella presa ieri da papa Francesco e comunicata nel palazzo patriarcale di San Marco dal vicario don Angelo Pagan. L’arciprete armeno Boghos Levon Zekiyan, nato in Turchia ma a Venezia da quasi mezzo secolo, è stato nominato dal papa «Amministratore apostolico sede plena» della Arcieparchia di Istanbul, l’antica Costantinopoli. Il suo primo pensiero è andato allo scomparso patriarca emerito Marco Cè, che lo aveva accolto nella Diocesi veneziana. Zekiyan, docente di armeno a Venezia, esponente di spicco della storica comunità mechitarista dell’isola di San Lazzaro, è dal 1993 «incardinato» nel Patriarcato veneziano da cui dipende. Grande la gioia dei confratelli per la sua nomina, che apre nuovi scenari di dialogo tra le religioni ma anche tra i popoli turco e armeno. Proprio il prete di San Lazzaro si è distinto per la sua attività e il suo impegno in campo ecumenico, di dialogo tra le religioni. A Venezia da sempre il dialogo è attivo tra gli ebrei, gli armeni, gli ortodossi e i cattolici. Dialogo che adesso si annuncia ancora più intenso con la presa di possesso del padre armeno nella diocesi di Istanbul. Il patriarca Francesco Moraglia, a Roma per l’assemblea della Cei, gli ha inviato un caloroso messaggio di congratulazioni. «Nella sua stessa persona, oltreché nel ministero e negli studi Lei ben riflette», scrive il patriarca, «la Chiesa che respira coi due polmoni dell’Oriente e dell’Occidente, bidimensionalità che in questa città di Venezia è sentita e vissuta con quotidiana concretezza». Un’immagine usata da Giovanni Paolo II, il papa santo celebre per i suoi viaggi nel mondo e l’apertura alle altre religioni adesso attuata dao suoi successori. «Il nuovo servizio», continua Moraglia nel suo messaggio, «la chiamerà a proclamare con l’urgenza invocata da papa Francesco il Vangelo della Pace, spronando ogni battezzato a essere strumento di pacificazione e testimonianza credibile di una vita riconciliata». Il patriarca conclude esprimendo «la gioia della Chiesa veneziana» per una nomina che gratifica l’intera comunità ecclesiale lagunare, di cui padre Boghos faceva parte a pieno titolo. Una soddisfazione ben visibile ieri nel palazzo Patriarcale, dove padre Zekiyan è stato festeggiato da una folta delegazione di preti e monsignori della città, in testa il vicario don Angelo Pagan e il vicario episcopale don Dino Pistolato. Padre Boghos ha ringraziato con una punta di commozione. Ricordando l’importanza storica della comunità mechitarista, da molti secoli nell’isola di San Lazzaro. Un gruppo di padri che custodiscono la cultura armena, con la biblioteca dei codici e degli antichi manoscritti e un ruolo di formazione delle nuove generazioni di intellettuali. «La nostra isola è stata qui a Venezia la culla della rinascita armena già dal Settecento», ha detto, «un insediamento importante e diffuso nel mondo, di importanza non inferiore a quella dei grandi ordini monastici, come i Benedettini, i Gesuiti, i Francescani». Figura nota anche nel panorama culturale veneziano - docente a Ca’ Foscari

e accademico delle Scienze della Repubblica di Armenia - padre Boghos è il primo nominato dal Papa come rappresentante apostolico dei cristiani di rito armeno nel’ex Costantinopoli. «Veneziano» che torna da vescovo nella capitale dell’Impero d’Oriente da sempre vicina alla Serenissima.

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