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Il terminal Multi Service perde un cliente di peso

L’acciaieria Arvedi di Cremona lascia il porto di Venezia per quello di Ravenna Operatori preoccupati, Paolo Costa convoca un tavolo per la competitività

MARGHERA. Malgrado la crisi economica che ha ridotto pesantemente il traffico merci nei porti italiani e di tutto il mondo, le banchine di Venezia hanno registrato perdite contenute, soprattutto grazie all’incremento del traffico di container e allo scavo dei canali che ha permesso l’approdo ai terminal commerciali di navi di stazza sempre maggiore. Per altre merci però, come le rinfuse solide per le acciaierie ancora attive in nord Italia, infuria la concorrenza tra i vari porti dell’Adriatico. In difficoltà serie da tempo è il terminal della Cia (Centro intermodale Adriatico) che ha chiesto al Tribunale il concordato preventivo «in continuità».

Problemi seri ci sono anche per un terminalista storico di Venezia come la Multi Service srl che ha perso il contratto con le acciaierie Arvedi di Cremona per 1,2 milioni di tonnellate di rinfuse minerali che dal 14 gennaio non arrivano più a Porto Marghera ma nel più conventiente terminal della Setramar nel vicino porto di Ravenna. A Porto Marghera più di qualcuno ha accusato l’Autorità portuale di Ravenna di aver finanziato l’acquisto di una gru di banchina, rendendo così più competitivo il proprio terminal. Ma la circostanza è seccamente smentita del presidente dell’Authority, Galliano Di Marco. Intanto però Multi Service, che lo scorso anno è stata sotto osservazione da parte dell’Authority veneziana per il ritardato pagamento di alcuni canoni, accusa il colpo e torna a parlare di esuberi di dipendenti. Chiamato in causa dagli operatori locali che temono ulteriori perdite di traffici, il presidente dell’Autorità portuale veneziana, Paolo Costa, ha ribadito: «Nel pieno rispetto delle nostre competenze abbiamo fatto quanto possibile per garantire la navigabilità dei canali maggiori fino a 12 metri, stiamo per aprire un nuovo terminal per traghetti Ro/Ro a Fusina e il Porto franco tra via del Commercio e via dell’Azoto e abbiamo predisposto una convenzione unica per il trasporto marittimo e fluviale di merci fino a Mantova. Adesso tocca ai terminalisti e agli altri operatori portuali recuperare competitività con più efficienza ed economie di scala».

Paolo Costa ha quindi proposto la costituzione di un tavolo per la competitività che si è già riunito una prima volta con l’obbiettivo di mettere insieme tutti gli operatori della filiera. «Tutti vogliamo che il porto di Venezia torni ad essere competitivo», dice Alessandro Santi, della Mirco Santi srl (agenti spedizionieri) di Venezia. «Dobbiamo quindi creare le condizioni per essere all’avanguardia, in termini di efficienza e convenienza, rispetto agli altri porti dell’Adriatico e nel nostro territorio. Il porto è centrale per il presente e il futuro economico di Venezia che non può essere monoturistica ma deve valorizzare in

pieno una risorsa storica come la laguna e le banchine portuali». Per Antonio Cappiello (Filt-Cgil) «la competitività è una sfida che bisogna vincere agendo sulle strettoie dei servizi marittimi e limando le tariffe a carico degli armatori che scelgono Venezia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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