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Alcoa, peggio di Electrolux dall’1 marzo salari tagliati

La multinazionale americana, a differenza degli svedesi che hanno solo fatto una proposta, ha già disdetto il contratto aziendale. Operai e impiegati divisi

Vigilia piena di preoccupazioni e rabbia all’Alcoa di Fusina, dopo che la multinazionale americana ha disdetto gli accordi di secondo livello, una mossa ancora peggiore di quella di Electrolux che ha solo prospettato un taglio dei salari che, se non sarà accettato dai lavoratori, non potrà essere attuato. Dall’1 marzo all’Alcoa, invece, verranno tagliate dall’azienda tutte le indennità economiche previste per i quasi 180 operai (turnisti e giornalieri), per un valore che in base all’anzianità e alle mansioni, va dai 200 ai quasi 500 euro in meno al mese rispetto alla paga attuale.

Salvi, invece , gli stipendi dei quasi 170 impiegati occupati a Fusina, per i quali non è prevista alcuna indennità da eliminare. Una scelta, quest’ultima, che secondo i sindacati territoriali dei metalmeccanici e la Rsu è stata «fatta di proposito dalla direzione aziendale per dividere i lavoratori e vincere».

Il probabile scontro tra lavoratori - ovvero operai contro impiegati, come negli anni Sessanta o alla Fiat dei “colletti bianchi in corteo” - si consumerà domani, nel corso delle annunciate assemblee generali (dalle 10 alle 11 per il turno mattutino e dalla 17 alle 18 per il pomeridiano) convocate per decidere le iniziative di lotta contro quello che ormai tutti in fabbrica chiamano «un sporco ricatto: o paghe da fame o si chiude la fabbrica».

Dal canto suo Alcoa non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale, confermando di fatto quanto annunciato una decina di giorni fa nell’incontro con le rappresentanze dei lavoratori e i segretari di Fiom, Fim e Uilm, tenutosi nella sede di Confindustria Venezia al Parco Vega di Marghera.

Nel corso di quell’incontro la direzione locale di Alcoa ha informato che il 2013 si è chiuso con una perdita economica di 8 milioni di euro, sostenendo che se il bilancio non tornerà almeno in pareggio la sede centrale della multinazionale, che si trova negli Stati Uniti d’America, sposterà le produzioni realizzate a Fusina in qualche altra parte del mondo dove Alcoa ha altri stabilimenti. Secondo l’azienda, per tornare competitivi bisogna aumentare la produttività e ridurre il costo del lavoro del 15-20 per cento che corrisponde ad un risparmio di 1,8 milioni di euro. Tutto ciò a spese dei lavoratori che si vedranno togliere tutte le indennità previste dal contratto aziendale ora disdetto, a cominciare da quelle degli “ex turno”.

Del resto, fanno presente i delegati sindacali della Rsu aziendale, Alcoa ha già imposto 40 minuti di lavoro in più, conteggiando l’inizio dell’orario di lavoro solo dal momento in cui ogni operaio arriva al suo posto di lavoro con indosso già la tuta e non più dall’entrata in fabbrica.

«Electrolux e Alcoa, nel mirino ci sono sempre e solo i lavoratori

e il loro unico reddito che è il salario» ha dichiarato ieri il consigliere comunale Sebastiano Bonzio, che ha la delega del sindaco Orsoni per i problemi del lavoro «si tratta di un ricatto inaccettabile che le istituzioni, per prime, debbono respingere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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