Menu

«Natale senza i nostri figli in Congo»

Due coppie di Mirano e Portogruaro si sono viste bloccare i permessi di uscita: «I piccoli ci aspetteranno invano»

MIRANO. Genitori adottivi di un bambino che non possono abbracciare e che non hanno ancora mai visto, se non in foto. La vicenda della sospensione delle adozioni internazionali che trattiene ancora oggi in Congo 26 coppie italiane e 32 bambini adottati, ha strascichi dolorosi anche nella nostra provincia. Ad attendere il ricongiungimento sono due coppie, di Mirano e Portogruaro, già a tutti gli effetti (anche legali) genitori di bambini che il governo di Kinshasa non vuole fare espatriare.

Elena Falasco e Nicola Milan a Mirano, Ilaria Buccheri e Giulio Colecchia a Portogruaro, avevano già immaginato il loro Natale con i figli adottati. Sono invece ore di angoscia, legate alle decisioni delle autorità congolesi, che hanno in mano le sorti di decine di bambini bloccati in patria a causa di un’inchiesta interna sulla tratta di minori venduti o abbandonati. La vicenda è da giorni su tutti i giornali e tv.

A Mirano Nicola e sua moglie Elena sono diventati genitori di un bambino congolese lo scorso febbraio, dopo una trafila durata tre anni. Lo aspettavano con ansia e gioia, poi è arrivata la doccia fredda. Il 25 settembre la Direzione nazionale delle migrazioni in Congo decide di non emettere più i visti di uscita dei bambini: le autorità hanno appreso che alcuni, una volta arrivati nei paesi di accoglienza (non l’Italia), sarebbero stati adottati da altre famiglie, ravvisando una forma di tratta di minori. «Quando l’abbiamo saputo il mondo ci è crollato addosso», raccontano Elena e Nicola.

A Portogruaro, Ilaria e Giulio vivo lo stesso dramma: «Ci siamo chiesti come sia possibile, con una sentenza passata in giudicato, che possano trattenere i nostri figlii», spiegano le due coppie, «Ci ripetiamo queste domande ogni giorno e non troviamo risposta. Proviamo sfiducia, paura e senso d’impotenza. I nostri figli sono lì e non possiamo incontrarli».

La vicenda è già un affare di Stato: si sono mossi la Farnesina e il ministro Cécile Kyenge. Viene redatto un documento in cui la Direzione nazionale delle migrazioni in Congo comunica i nomi delle coppie autorizzate a partire, perché in possesso di un documento approvato dalla commissionecongolese emesso prima del 25 settembre. Si tratta dei padri e delle madri adottivi attualmente bloccati a Kinshasa con i loro bimbi. Di coloro che non sono mai partiti però, come i genitori di Mirano e Portogruaro, nessuno ha mai parlato.

«Cosa succederà a tutte le altre coppie, molte più di 26, che come noi si trovano ad aver completato l’iter, con un figlio che porta il nostro stesso cognome in Congo e non poterlo nemmeno abbracciare? Molte di queste famiglie erano pronte per la partenza, noi dovevamo farlo a novembre, abbiamo gli stessi documenti delle coppie bloccate a Kinshasa, tranne il visto che viene emesso solo prima di lasciare il paese. Perché i nostri diritti non sono rispettati e soprattutto perché i nostri bambini dovranno passare ancora mesi in istituti strapieni, in condizioni difficili, quando qui hanno la loro famiglia che li aspetta? Se uno di loro dovesse ammalarsi o gli dovesse capitare qualcosa di grave, i genitori come possono intervenire? E soprattutto chi spiega loro, che hanno già visto la foto dei genitori e sono stati preparati all’incontro, perché mamma e papà non vanno più a prenderli?».

Il Natale di Elena e Nicola, come quello di Ilaria e Giulio, trascorrerà in contatto con altre coppie che, nella loro stessa situazione, stanno aspettando novità, si spera positive: chiedono l’intervento del presidente Giorgio Napolitano e del premier Enrico Letta, oltre che del ministro agli Esteri Emma Bonino: «Nessuno può chiedere a una mamma e un papà di aspettare un anno prima di incontrare il proprio figlio, tra l’altro non avendo nessuna garanzia che questo termine verrà

rispettato. Chi come noi ha in mano una sentenza passata in giudicato ha il diritto di partire e tornare con il proprio bambino, perché non c’è nulla di irregolare nel nostro iter: le autorità devono tutelare il diritto di questi bambini ad avere una famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro