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Dieci anni dalla rinascita: con l'«Inno alla gioia» splende la Fenice

La serata dei dieci anni dalla ricostruzione, galleria di vip in sala. Il maestro Maazel: «Amo questo teatro e lo sento casa mia»

VENEZIA. La Nona Sinfonia e il suo potente “Inno alla Gioia”, perché «in questa serata di festa la musica di Beethoven e il testo di Schiller portano un messaggio di pace e di fratellanza. Sono convinto che solo la guerra sia una soluzione inaccettabile. Ce lo insegna il passato. Ce lo insegna un grande uomo scomparso qualche giorno fa». Così il maestro Lorin Maazel ha salutato ieri sera il pubblico della Fenice: sua la bacchetta magica che ha diretto l’orchestra e il coro della Fenice nel grande concerto per festeggiare i dieci anni della rinascita del teatro.Scroscianti e lunghi gli applausi del pubblico, alla fine. «Amo questo teatro e lo sento come casa mia», ha detto il maestro, «tutte le volte che torno a Venezia provo sempre la stessa forte emozione di quando arrivai ventunenne, studente al Conservatorio. Questo anniversario deve essere fonte di orgoglio per l’Italia e per gli italiani, la ricostruzione della Fenice rappresenta un segno forte e potente per la cultura di questo Paese, uno dei più importanti teatri internazionali». Una serata elegante, certamente esclusiva - tra molti inviti e biglietti pagati 350-450 euro - ma sobria. Niente lustrini e sbarlucciare di gioielli, in stile Scala, in platea, più cachemire e piumini che pellicce al guardaroba. Il libretto del concerto del decennale rimanda le foto della soirée (quella sì sbarluccicante) del 2003: il presidente Ciampi, il Nobel Rita Levi Montalcini, Elton John e consorte, Miuccia Prada e marito Patrizio Bertelli, ministri , patriarchi, principi.

Ieri soprattutto Venezia e il Veneto, tra gli invitati. In palco reale i sottosegretari Paolo Baretta e Simonetta Giordani. In platea quattro ex sindaci - Rigo, Laroni, Bergamo e Costa, sindaco della ricostruzione, a far risaltare ancor più l'assenza di Cacciari, sindaco la notte del rogo. Tra il pubblico, l'ambasciatore americano John Phillips, il cantante Red Canzian; Marchi (Save, sorrisi e strette di mano con Orsoni con il quale duella per la terza pista), Fabris (Consorzio Venezia Nuova), Conti (Enel), Cerchiai (Autostrade per l'Italia), Sammartini (Carive), Zuccato (Confindustria). In apertura l'inno d'Italia, il "Buon compleanno Fenice" dell'attrice-madrina Ottavia Piccolo e al termine dell'emozionante concerto, la cena dal menu finto-mensa salmone, lasagnette, arrosto, con posate d'argento e centrotavola vetro di Murano con orchidee Vanda Black e rose Freemont.

«È una serata magica», ha detto un sindaco Orsoni nsolitamente emozionato, «con tanti veneziani residenti in città e in arrivo da fuori, che scaldano il cuore e di cui la Fenice è orgogliosa». A fare gli onori di casa, il soprintendente Cristiano Chiarot, sempre pronto a snocciolare, orgoglioso - ringraziando musicisti e maestranze, direttori e impiegati - i solidi numeri di un teatro che «è il primo d’Italia per produzioni e ai vertici in Europa, con 120 serate operistiche all’anno e il record di 8,75 milioni di euro in biglietti. Ma senza fondi pubblici un teatro non può far cultura: per fortuna nell’ultima stesura, il governo ha previsto di ripristinare nel 2014 il Fus del 2012, ovvero 14,5 milioni contro i 13,6 di quest’anno, colmati grazie al contributo del comune». «Questi dieci anni sono stati molto difficili. A volte, il nostro destino pareva segnato», ha concluso dal palco Chiarot, «ma in un periodo di grave crisi abbiamo raccolto

la sfida e raggiunto risultati che ci consentono di guardare al futuro, sempre con attenzione ma con una buona dose di ottimismo, determinati a consolidando la posizione che la Fenice si è conquistata a livello internazionale». Prossimo obiettivo: 2023.

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