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Caso Maritan, i carabinieri in municipio

“Cianeto”, mentre era guardiaparchi al Comune, organizzò il trasferimento di un chilo di cocaina da Milano a San Donà

di Giorgio Cecchetti

SAN DONÀ

. Stando alle accuse, mentre svolgeva il ruolo del guardiaparchi per il Comune di San Donà di Piave, Luciano Maritan, meglio conosciuto come «Cianeto» aveva organizzato l’acquisto e il trasferimento da Milano al Veneto Orientale di un chilo di cocaina. Ora i carabinieri veneziani del Nucleo investigativo si sono recati, ieri mattina, negli uffici del Comune di San Donà, in particolare in quelli del personale, della polizia municipale e delle assistenti sociali. Per ordine dei pubblici ministeri di Venezia Carlotta Franceschetti e Walter Ignazitto hanno portato via tutta la documentazione che riguarda l’assunzione a tempo determinato di Maritan. Il sospetto è che sia stato in qualche modo favorito, nonostante fosse pregiudicato perché già condannato in precedenza. Per ora soltanto un sospetto che i carabinieri dovranno chiarire grazie alla documentazione acquisita. L’amministrazione comunale, allora retta dall’attuale presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto, aveva pubblicato un bando e la scelta era caduta su Maritan, nipote del boss sandonatese Silvano. Attraverso particolari "voucher" per le assunzioni di persone in difficoltà economiche e con problemi di inserimento sociale aveva cominciato a lavorare. Apparentemente Maritan sembrava tornato alla vita regolare dopo l'ultima esperienza nel carcere a Venezia. L'amministrazione di allora gli aveva dato fiducia facendolo diventare per alcuni mesi un guardiano dei parchi pubblici. La reazione di molti cittadini era stata di sdegno e incredulità, ma lui, in sella al motorino lavorava alacremente, controllando le aree pubbliche con un certo zelo e la capacità di convincere i malintenzionati ad allontanarsi in breve tempo e cambiare aria. Poi i contributi pubblici erano finiti, niente più "voucher" speciali e così Maritan era rimasto a casa senza occupazione sicura.Gli investigatori erano arrivati a Maritan, sia il giovane sia il padre, grazie a due «pentiti», Luca Fregonese e Bernardo Litrico, proprio i due che avevano compiuto il viaggio fino a Milano per ritirare la cocaina da portare a San Donà e che hanno riferito che ad organizzare il viaggio era stato «Cianeto». I due hanno raccontato chi finanziava il traffico, le protezioni di cui godevano, luoghi e persone presso cui si rifornivano e l'organigramma dello spaccio che copriva tutto il Veneto Orientale, da Ceggia a Cavallino, da San Donà a Caorle. Con loro era finito in manette anche un appuntato dei carabinieri, Silvio Volpin, all’epoca in servizio a San Donà e accusato di aver passato a Maritan informazioni in modo che non venisse scoperto dai colleghi. Sono bastate poche settimane di carcere e alla fine anche Volpin e lo stesso Maritan hanno deciso di parlare, entrambi hanno confermato le accuse che gli erano state

contestate e soprattutto il secondo avrebbe fornito ai pubblici ministeri Franceschetti e Ignazitto ulteriori particolari ed informazioni che probabilmente verranno utilizzate per ulteriori indagini.

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