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Dieci anni dalla rinascita, la Fenice è tornata grande

Il 14 dicembre 2003 ci fu l’inaugurazione al termine dei lavori di restauro dopo l’incendio del 1996: domani una festa in teatro con la Nona di Beethoven diretta da Maazel

VENEZIA. Dieci anni dopo qualcuno ha perso i capelli, qualcun altro ha messo su pancia, altri (molti) sono rimasti senza potere e chi invece l’ha conquistato assaporerà la gioia sottile di occupare una poltroncina di velluto rosso del palco reale con il resto della città ai propri piedi. Dieci anni dopo la sua rinascita, che fu lunga e accidentata tanto quanto la sua rovina fu fulminea e totale, la Fenice celebra il decennale dell’inaugurazione del 14 dicembre 2003 che, come i compleanni delle regine, durò una settimana intera in un sovraffollamento di ministri, politici, bellissime signore, corse dal sarto, lucidar di brillanti, imbandir di cene e sfinimento del cerimoniale.

Dieci anni dopo, ancora molto giovane ma non più bambina, senza l’odore della vernice né l’eccitazione della novità, soprattutto senza il terrore del giudizio se fosse meglio prima, o diversa, o altrove, la Fenice festeggia solamente se stessa. Liberata dall’ansia di prestazione, con l’evento di domani sera santifica il ritorno alla normalità, al lavoro quotidiano e straordinario che l’ha vista chiudere il bilancio in attivo e raddoppiare il numero delle recite passate a 120, cioè una ogni tre giorni.

Per il decennale, come suggerisce la misura e impone la crisi, un solo concerto, biglietti tra i 30 e i 250 euro, un classicone come la Nona di Beethoven e la bacchetta di Lorin Maazel che si esibì per la prima volta alla Fenice nel 1955 e che ieri, non meno giovane di allora, ha spiegato la sua emozione: «Essere qui è una cosa molto preziosa che arriva dal sentimento profondo che nutro per questo posto».

Due lustri dopo il sovrintendente Cristiano Chiarot e il direttore artistico Fortunato Ortombina, affezionati ai numeri almeno quanto alla musica, tengono sul palmo della mano un teatro che funziona, che fa notizia, aperto ai giovani, affamato di futuro, esportabile e multitasking: tutti i social network seguiranno la serata che inizierà alle 20 dopo un pre-evento alle 12 quando saranno inaugurate la nuova illuminazione esterna dell’edificio e la targa decorata in oro realizzata dalle azienda di Promovetro nel foyer.

Invitati gli ex sindaci, che ci saranno tutti tranne quello dell’incendio, Massimo Cacciari, che la notte funestissima versò lacrime roventi nel bavero del loden davanti al teatro che bruciava come un cerino. Atteso, ma non ancora confermato, il ministro dei Beni culturali Massimo Bray, incerto Renzo Arbore mentre Maurizio Crozza, Luca Argentero e Isabella Ferrari manderanno un messaggio. Sicuri l’ambasciatore degli Stati Uniti John Phillips, Giovanni Bazoli, Gianni Zonin, l’amministratore delegato di Enel (co-sponsor) Fulvio Conti, Beppe Severgnini, Red Canzian, il coro delle vestali della mondanità e Ottavia Piccolo che, come una fata portafortuna, introdurrà la serata.

Dieci anni fa c’era l’allora presidente della Repubblica Ciampi, il governatore era Giancarlo Galan e in prima fila sedevano Fassino, Bertinotti, Treu, La Malfa. Tra gli specchi dorati l’allora sindaco Paolo Costa ringraziava la moglie Maura che si era consumata nei lunghi mesi di preparativi dell’inaugurazione per poi risorgere, sera dopo sera, maschera di bellezza dopo maschera di bellezza, in una collezione di vestiti lunghi da red carpet. Domani sera sarà obbligatorio lo smoking e dunque sarebbe carino che le signore si presentassero in abito fino alle caviglie, anche per far dimenticare lo stile easy (troppo easy?) dell’inaugurazione della stagione di tre settimane fa.

Certo, non ci saranno i “codega” a illuminare i masegni né la festa alle Tese con torri di fiori né il cioccolatino ricordo. Il sindaco Giorgio Orsoni dirà semplicemente quel che c’è da dire, dopo il concerto cena per cento nelle Sale Apollinee e guai a chi farà il confronto con dieci anni fa.

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