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Springsteen allo stadio a Padova, attesi in 40 mila

Allo stadio Euganeo la rockstar più amata in tre ore di musica. Il secondo concerto italiano dopo Napoli. In tanti da Venezia

PADOVA. Quanta Italia sul palco con Bruce Springsteen: «È bello essere a casa» ha esclamato il Boss giusto una settimana fa a Napoli in piazza del Plebiscito prima di infiammare il cuore dei suoi fan in oltre tre ore di concerto. Nemmeno il tempo di accennare una domanda che anche il suo funambolico chitarrista Nils Lofgren rivendica con prontezza e orgoglio le sue radici nel Belpaese: «Siamo molto eccitati di essere in Italia» esordisce «i miei nonni sono di Nicosia, in Sicilia, (in provincia di Enna), anche alcuni parenti di mia moglie erano del sud Italia, credo di ricordare di Napoli, quindi entrambi abbiamo delle radici italiane». Lofgren è entrato a far parte della mitica E-street band, la grande famiglia che accompagna il boss e la sua avventura nella storia del rock fin dai primi anni ’70, nel 1984, anno in cui sostituì Little Steven, deciso ad intraprendere una carriera solista che durò fino al 1995. Anche in questo caso il nome originale del primo chitarrista, “Steven Lento”, tradisce le origini calabresi della madre.

Per completare l'excursus genealogico delle rockstar che suoneranno allo stadio Euganeo, non rimane che citare le origini napoletane del Boss, il suo nonno materno Antonio Zerilli emigrò in America dalla cittadina napoletana Vico Equense. Sarà dunque un’affinità elettiva, un legame di sangue, ciò che lega Bruce Springsteen e compagni ai fan italiani? Di certo gli stadi e le piazze piene, quando si suona nel Belpaese lasciano sempre il segno. Nils Lofgren, da 29 anni esatti sui palchi di mezzo mondo assieme a Springsteen («per l'occasione abbiamo festeggiato con una torta» si confida), ne è convinto: «I nostri fan qui sono davvero passionali. Quando parte “The Promise Land” si sente ogni volta il pubblico che canta all’unisono, sembra un’unica potentissima voce, tutti cantano assieme e posso dire che lo fanno anche con un buon senso del ritmo, è uno dei momenti di maggiore carico emotivo». Non rimane che ripassare il testo: “sono un uomo e credo nella terra promessa” canta Springsteen. Con le sue parole incarna il mito del sogno americano, la lotta e la speranza di un popolo, le difficoltà della working class, dei diseredati, di chi viene piegato dalla crisi, senza fare sconti alla realtà, senza nascondersi dietro ai fumi della propaganda e delle ideologie.

E viene da chiedere a chi lo suona quasi ogni giorno sul palco, cosa sia davvero questo sogno americano: «Più che altro mi piace pensare che sia il sogno del genere umano» risponde Nils Lofgren «ci sono molti modi di esprimerlo, l’arte è uno di questi. Per me la musica è un linguaggio universale, che abbatte barriere e confini, toccando tutte le persone, e il rock’n’roll è libertà. Sono stato molto fortunato a crescere in America, dove questo è possibile, non in tutto il mondo è così, purtroppo. Per me suonare fin da quando ho 5 anni è stato come una terapia, mi ha permesso di seguire il mio istinto».

La storia di Lofgren, a dir poco sbalorditivo e versatile chitarrista elettrico in fingerpicking,

inizia imbracciando una fisarmonica. Ora è un guitar hero negli stadi di tutto il mondo, imprescindibile protagonista di uno show che viene rivoluzionato in diretta ogni sera: «Teniamo d'occhio Bruce e i suoi cenni, bisogna sempre essere pronti a cambiare». E a correre, sono nati per questo.

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