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«I ricchi hanno l’obbligo di dare una mano ai più poveri»

Don Enrico Torta spiega la sua provocazione: «Tutti devono avere i soldi per mangiare e sfamare i figli»

di Marta Artico

DESE. «Riappropriamoci di un bene che è comune, è questo che intendo, non il rubare in sé». Don Enrico Torta, parroco di Dese spiega, a bocce ferme, il suo pensiero sui suicidi sempre più frequenti che avvengono per mancanza di denaro per tirare avanti, tornando a quanto scritto nel foglietto parrocchiale.

«In morale si chiama occulta compensatio», precisa, «io sono impiegato da qualcuno che mi sfrutta e gli produco lavoro che lo arricchisce, in quel caso posso riappropriarmi di quello che è mio se sono in difficoltà». Prosegue: «L’uomo è al centro e il denaro è solo uno strumento, se uno capitalizza in maniera spropositata e c’è chi ha davvero bisogno, quel denaro deve servire per la costruzione di una giustizia distributiva, in ordine alla dignità di una persona. Adesso che siamo in un momento difficile, bisognerebbe che gli imprenditori a cui le cose vanno bene, se fossero dei cristiani, dicessero “i nostri soldi li mettiamo a disposizione di chi di soldi non ne ha”, perché li ho guadagnati, perché Dio mi ha dato la forza e l’intelligenza di poterli accumulare e sono dono suo. Allo stesso modo in cui gli imprenditori con il vento in poppa dovrebbero aiutare gli imprenditori in difficoltà, lo Stato dovrebbe erogare i soldi che deve alle imprese e insegnare che non si mandano a rotoli le ditte, che oggi chiudono perché avanzano soldi, lo Stato dovrebbe insegnare la giustizia sociale ed è il primo che non lo fa».

Continua don Torta: «Nel frattempo, mentre aspettiamo che il governo si muova, le imprese dovrebbero solidarizzare, purtroppo questa è una società di un liberalismo estremo in cui il denaro è diventato il Dio ultimo, mentre lo Stato ci ha soffocati e ci manca l’ossigeno. È un circolo vizioso, basta guardare sinistra, destra, non c’è distinzione, parlo di buone uscite, i politici prendono centinaia di migliaia di euro e c’è la gente che deve vivere con 300 euro al mese, è uno scandalo che grida vendetta al cospetto di Dio e che grida giustizia nuova al cospetto degli uomini». E ancora: «Chissà che questa provocazione possa contribuire alla presa di coscienza dei politici, perché mentre loro non fanno nulla, la gente si uccide».

Il parroco lancia un appello: «Riappropriarci dei nostri diritti, alla vita e alla sussistenza, esiste il diritto ad avere denaro sufficiente per non morire e se una donna che non ha di che mangiare va

al supermercato e ruba un pezzo di pane, non è peccato. È la globalizzazione del denaro che ha portato l’incapacità dell’uomo di gestirlo. C’è chi ha venti appartamenti, milioni all’estero, non è possibile, i beni Dio li ha dati per un uso universale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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