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Iris non conosce crisi: 180 assunzioni

Investiti 15 milioni nella nuova struttura in Zona industriale. Obiettivo: passare da 50 a 90 milioni di fatturato entro il 2015

La crisi morde, ma non per tutti. Anzi. C’è chi non sa nemmeno cos’è e brinda a un futuro ancora più roseo. Centottanta dipendenti tra nuovi e vecchi, un fatturato di oltre 50milioni di euro ma che punta ad arrivare, nel 2015, a oltre 90 e un investimento di oltre 15milioni di euro per la nuova struttura di via VI strada in Zona industriale a Fossò: è questa l’azienda Iris Shoes del vice presidente Giuseppe Baiardo del gruppo Gibo Spa di Firenze collegata al gruppo giapponese Onward Kashiyama.

Le calzature di lusso non conoscono crisi e, soprattutto, non si preoccupa della spietata concorrenza cinese. Inoltre se poi si trovano le istituzioni del territorio attente e pronte, come è successo con questa azienda grazie all’interessamento dell’ex sindaco di centro sinistra Guido Carraro, a dare una risposta concreta alle esigenze di mercato, ecco che allora il gioco è fatto.

La zona industriale di Fossò passa da ricettacolo di manodopera a laboratorio di idee. Il comparto calzaturiero della Riviera del Brenta continua a creare occupazione trainato, in primo luogo, da aziende che hanno fatto del “Made in Italy” lo slogan principale e il loro punto di forza. Manodopera del posto senza delocalizzare ma investendo nel territorio e puntando su personale qualificato. Alla base della crescita il rilancio del prodotto calzaturiero lavorando sul miglioramento della qualità e dell’assortimento. Insomma l’azienda del 60enne Giuseppe Baiardo, piemontese doc, originario di Casale Monferrato nel torinese ma trapiantato a Fiesso, rappresenta una straordinaria corsa al successo facendo del lusso e della qualità il punto di forza. «Siamo un’azienda in crescita» spiega il patron Baiardo «Abbiamo un fatturato di circa 55milioni di euro ma nel 2015 puntiamo a superare quota 90milioni». Cifre non da poco. «Certo» spiega «il nostro prodotto è molto ricercato. Come tutti i prodotti fatti in Italia. Puntiamo molto sul territorio. I nostri dipendenti sono tutti della Riviera da Stra, passando per Fiesso, a Campagna Lupia arrivando a Noventa Padovana e Vigonza. Il personale è qualificato e preparato. Non ci sono più gli operai di una volta. Adesso i dipendenti hanno una preparazione, sono specializzati. I nostri prodotti vengono venduti principalmente in America e in Asia, dove commercializziamo il 30% delle nostre manifatture mentre un altro 40% va in Europa e Russia. Un piccolissima percentuale invece in Arabia. Le nostre produzioni sono molto apprezzate. Abbiamo vestito molti personaggi dello spettacolo».

A traInare le vendite quindi il vecchio continente ma anche gli Stati Uniti e l’Asia. Ma non c’è timore per la concorrenza cinese? «Assolutamente no» spiega sorridendo il vice presidente «Nessuna preoccupazione per la Cina e i cinesi. Contro il lusso, la qualità

del prodotto e il “Made in Italy” non potranno mai fare nulla». E il futuro? «Puntiamo a svilupparci ancora di più e a creare nuova occupazione appena ci saremo insediati definitivamente visto che sono solo tre mesi che siamo presenti qui a Fossò».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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