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Il naufragio in mezzo all'oceano: «Come in un film di Spielberg»

Venezia, il velista Luca Tosi racconta la sua odissea in mezzo dell’Oceano Atlantico. Stava cercando di battere il record della Dakar-Guadalupa

VENEZIA. «È stato come essere in un film di Spielber». Passata la paura, a bordo della petroliera che gli ha salvato la vita, ha ritrovato la voglia di scherzare Luca Tosi, il velista veneziano naufragato nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico mentre con l’amico e collega Andrea Rossi, svizzero di 32 anni, stava cercando di battere il record della Dakar-Guadalupa con il catamarano Jrata3, avventura sostenuta dal gruppo svizzero Wullschleger.

Ieri pomeriggio, dalla petroliera Genmar Argus, batten ...

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VENEZIA. «È stato come essere in un film di Spielber». Passata la paura, a bordo della petroliera che gli ha salvato la vita, ha ritrovato la voglia di scherzare Luca Tosi, il velista veneziano naufragato nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico mentre con l’amico e collega Andrea Rossi, svizzero di 32 anni, stava cercando di battere il record della Dakar-Guadalupa con il catamarano Jrata3, avventura sostenuta dal gruppo svizzero Wullschleger.

Ieri pomeriggio, dalla petroliera Genmar Argus, battente bandiera della isole Marshall, Luca è riuscito a mandare un messaggio agli amici del suo team, utilizzando l’e-mail di bordo, che dispone però di un numero di parole limitate. «Che storia» scrive Luca «peccato per il record, ma anche così ci siamo divertiti, il recupero è stato degno di un film di Spielberg! Ma un film lungo 6 ore».

Il perché lo racconta lui stesso, esorcizzando quei momenti d’angoscia, naufraghi e metà strada tra Dakar e Guadalupa, con entrambi i timoni rotti dopo 5 giorni di navigazione: sempre in contatto con la Guardia costiera di Roma ma pur sempre naufraghi, fino a che all’orizzonte non è arrivata la petroliera, dirottata per i soccorsi dalla Guardia costiera italiana e dalle autorità delle Antille, competenti nell’area per il coordinamento dei soccorsi.

«Dopo aver visto le eliche della nave da 2 metri, con onde da 4-5 e vento a 25-30 nodi, siamo finiti col catamarano messo in verticale a 90 gradi, con le prue per aria, attaccato con un cavo per la testa d’albero alla nave di 260metri che, essendo scarica, non riusciva a fermarsi e con l’abbrivio ci trascinava via con noi 2 appollaiati sulla traversa» ricostruisce Luca nella sua e-mail. «Alla fine ci hanno trascinato su per la fiancata come 2 salami. Abbiamo fatto dei filmini. Dobbiamo ancora vederli ma mi sa che saranno spettacolari. Noi stiamo bene, ora andiamo in West Africa». La petroliera dovrebbe arrivare il 2 febbraio ad Abijan, la principale città della Costa d’Avorio.

Ci vorranno ancora una manciata di giorni perché i due velisti sono stati recuperato proprio a metà del loro percorso: a oltre mille miglia dalla partenza e a oltre 1.500 dall’arrivo. Il team di supporto a terra dei due velisti sta in queste ore lavorando, in contatto con la Farnesina e l’ambasciata italiana in Costa d’Avorio per ’accoglienza di Luca Tosi, e lo stesso stanno facendo le autorità svizzere per Rossi. Anche perché i due velisti hanno perso tutto o quasi. «Ci sono rimasti solo i vestiti che avevamo addosso, 2 orologi Traser e 2 coltelli» scrive ancora Luca nell’e-mail «e tutto il resto è perso».

Tutto il resto comprende anche il catamarano Jrata3, ributtato giù, ammaccato e irrecuperabile, difficilmente affonderà: più probabilmente finirà, tra qualche mese, sulle coste di chissà quale stato. Il sogno di Tosi, veneziano di Sant’Elena, e del suo compagno di avventura era quello di percorrere i 4.445 chilometri da una costa all’altra dell’Atlantico in meno di 11 giorni, 11 ore, 25 minuti e 42 secondi, record detenuto dai francesi Benoît Lequin e Pierre-Yves Moreau dal 2007. Partiti dall’isola Gorée il 21 gennaio, dopo 24 ore erano già in vantaggio sul record. Poi la rottura del timone destro e, la notte del 26, di quello sinistro. L’ultimo tentativo disperato di aggiustarlo e poi la resa. In attesa della prossima sfida.

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